«Sport che insegna a esser leali Si può cominciare a sette anni»

Il medico: «È uno sport di contatto: forma il carattere»

«Il mito del rugby che educa alla lealtà e all'amicizia? Romanzato ma tutto vero». Parola di Attilio Rota, medico sportivo, ortopedico, ex-giocatore nel massimo campionato: la persona giusta per capire quando e come far avvicinare i più giovani al rugby. «L'età migliore è fra i 7 e i 10 anni: deve essere il medico a valutarlo, sia in base alla conformazione del corpo sia all'attitudine psicologica. Teoricamente il rugby è uno sport per tutti ma essendo una disciplina di contatto, non è per tutti i tipi di carattere, anche se i più timidi vi trovano gli stimoli giusti per aprirsi. Il tasso di infortuni è più alto che in altre discipline ma la bilancia pende nettamente a favore dei benefici sul carattere e sulla socialità». Da aggiungere, fra l'altro, che a livello giovanile le regole di gioco sono «ammorbidite». Come avvicinarsi al rugby, allora? L'Asr (www.asrugbymilano.it, tel. 02.45497116), a partire da metà novembre, ogni sabato pomeriggio offre al Giuriati la possibilità di provare a giocare. Ci si può rivolgere pure all'Amatori (www.amatorirugbymilano.it, tel. 02.26415796) e al Grande Milano (www.cusmilano.it, tel. 02.7021141) con costi di iscrizione stagionale dai 100 euro in su. Poi ci sono i corsi inseriti nel programma di educazione fisica in vari istituti della città e dell'hinterland e curati dalle società. Il pallone ovale non tarda a conquistare i ragazzi: il richiamo televisivo del Sei Nazioni, il gusto di uno sport che più di squadra non si può, la lezione di ricordarsi degli altri perché la palla si passa solo all'indietro sono le scintille che scoccano più spesso. E i genitori? «Le mamme si spaventano per il fango su maglie e calzettoni - confessa un dirigente - e allora capita che a lavare la roba siano i papà. O i ragazzi stessi…».