Lo sport che non abita in città

Ammettiamolo: molti di noi considerano il rinvio al 2020 delle ambizioni olimpiche di Milano l'inconfessata rinuncia - almeno per un'altra generazione - al sogno che la città accarezza vanamente da decenni. Più che una ragionevole e legittima aspirazione, per Milano quella di ospitare i Giochi olimpici sembra ormai una velleità. Naturalmente speriamo di sbagliare, tuttavia il dibattito che da anni accompagna l'ipotesi di candidatura a sede delle Olimpiadi ha prodotto qualcosa di buono: la convinzione che quell'evento possa essere una grande occasione di rilancio globale e un cospicuo business per la metropoli, certo, ma anche la constatazione del grave deficit di impianti sportivi di cui Milano soffre. Un deficit comunque imbarazzante per una città come la nostra, con la sua storia, le sue ambizioni e i suoi successi in tante discipline sportive, anche a prescindere dalle ambizioni olimpiche. Manca un vero palazzo dello sport, dopo il crollo di quello di San Siro sotto il peso della grande nevicata dell'85. Manca uno stadio per l'atletica: l'Arena civica, costruita da Napoleone, è un gioiellino molto amato dai milanesi ma non è certo un impianto in grado di ospitare grandi eventi internazionali. Manca uno stadio del nuoto, nonostante la città disponga di molte piscine. Insomma, non basta uno grande stadio per il calcio come il «Meazza», carico di prestigio, architettonicamente suggestivo, con una visuale del campo unica al mondo ma tecnologicamente arretrato. E non basta l'Idroscalo, grande risorsa balneare dei milanesi e considerato ideale per il canottaggio.
Si tratta, ripeto, di carenze gravi, indipendentemente da qualsiasi progetto olimpico; di un diritto negato ai milanesi. I quali, anche in considerazione del contributo che danno alle finanze pubbliche, devono poter disporre di questi impianti come ne dispongono i romani e i parigini. È perciò urgente un piano, un programma di rapido adeguamento dell'impiantistica sportiva di Milano al rango e al prestigio della città nella storia italiana e internazionale dello sport. In fondo ce lo meritiamo e ce lo possiamo permettere.