È lo sport dell’auto non del dado

Fermate lo sport di vertice! Voglio scendere, dopo una sessantina d'anni. È grottesco che due primattori, come Massa e Vettel, debbano fermarsi all'ultimo giro per il cambio-gomme, con traguardo in «pit-lane», a fine operazione. È immorale che la loro posizione venga invertita per un inconveniente nell'intervento di un meccanico, costato 1”793 (nella foto dalla tv). Questo viene sempre chiamato sport dell'automobile, non già sport del dado. I concorrenti sono piloti licenziati. I meccanici non sono atleti tesserati. L'autovettura risponde a più di sessanta pagine di regolamento; il congegno di sollevamento/abbassamento-macchina è libero, come libera è la prestanza del cambia-ruote. Comunque, la buona notizia, tecnicamente parlando, è che un piccolo freno, nella sporca vicenda dei diffusori soffiati, è entrato in gioco, con la cosiddetta «farfalla libera», tipo Valencia, ma con mappatura rigorosamente fissa, tra qualifiche e gara. In queste condizioni, la Rbr conserva qualche linea di vantaggio su Ferrari e McLaren, finché il regime minimo non incide sull'affidabilità. Poi, non appena ci si deve preoccupare del minimo a 9.000 giri (circolereste in città con il minimo a 3.000 giri?), torna un po' di equilibrio. Arbitro il pilotaggio, come nel caso della partenza a fionda della McLaren di Hamilton o dell'imperdonabile errore di Alonso al secondo giro o dell'ottima scelta dello stesso Hamilton, nell'anticipare il terzo «pit-stop» per le «medium» o della dosata esagerazione con il «micro-stint» finale di Alonso (53° giro) e di Webber (56° giro), dopo che il ferrarista ha avuto la meglio al box per la seconda sosta. Ma, per favore, non credete alla fola televisiva della bassa temperatura, che tiene al fresco soltanto le gomme della Ferrari e non quelle delle Rbr e McLaren. Godiamoci un po' di equilibrio tecnico e vinca il migliore.