Sport in lutto, ma la Formula 1 non si ferma

Barrichello: «Rinunciare è ciò che vorrebbero i terroristi, lo spettacolo deve continuare»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Silverstone

La preoccupazione grande seguita alla paura vera, quella delle esplosioni, dei sette bus divelti, della metropolitana diventata inferno, la preoccupazione grande è che le Olimpiadi duemilaedodici restino segnate per sempre. Si teme che d’ora in poi si dica e si pensi che il giorno dopo l’assegnazione, Londra è stata messa a ferro e fuoco e che le Olimpiadi non sono e non saranno sicure. Di più: si teme che si dica «questo è un attentato contro i Giochi a Londra». Per questo il presidente del Comitato olimpico internazionale, Jacques Rogge, è stato pronto nel precisare che «non si tratta di un attentato contro i Giochi, perché se li avessero voluti davvero colpire, l’avrebbero fatto prima dell’assegnazione». Il massimo dirigente olimpico ha cercato di tranquillizzare gli animi violentati non solo dei sudditi di Sua Maestà, ma del mondo intero che ancora si ostina a credere nel bistrattato spirito olimpico. «E poi», ha aggiunto Rogge, «ricordatevi che un simile attacco non si organizza in poco tempo e che città come Londra, Parigi e New York vivono quotidianamente questi rischi. Basti pensare a quanto già accaduto a Mosca, a Madrid». Duro il ministro dell’Interno tedesco, Otto Schily (la Germania organizzerà i mondiali di calcio 2006): «È inaccettabile che siano i terroristi a decidere se si devono tenere o meno grandi eventi internazionali... noi staremo in guardia».
Benché in Gran Bretagna si stiano svolgendo diversi eventi sportivi (ieri si sono regolarmente tenuti l’Open di Scozia di golf e la sfida Inghilterra-Australia di cricket), è la F1 l’unico, grande, appuntamento mondiale. E nessuno parla di sospenderlo. La Federazione presieduta dall’inglesissimo Max Mosley si è affrettata a precisare che tutto andrà avanti; l’altrettato inglesissimo Bernie Ecclestone tace. Gli stessi organizzatori del Gp si sono prodigati a comunicare che «Silverstone dispone di un collaudato sistema di sicurezza e che il pubblico non ha nulla da temere». Annuncio che dimostra come la F1 non si fermi davanti a nulla. Fu così nel 2001 dopo la tragedia delle Torri Gemelle, quando i bolidi sfrecciarono a Monza la domenica dopo e poi si trasferirono addirittura a Indianapolis. Per la verità, l’11 settembre sera chi commise l’errore più grande fu il mondo del calcio: l’Uefa non fermò le partite di Champions. Indimenticabile, per sgradevolezza, fu la sfida all’Olimpico tra Roma e Real Madrid. Erroraccio talmente grande, che le partite in programma la sera dopo (la Juve era a Oporto) furono cancellate. Troppo tardi, però.
Gli stessi attori del mondiale di F1 sposano la tesi che «the show must go on», lo spettacolo deve continuare. «Perché rinunciare è proprio il risultato che vorrebbero ottenere i terroristi, invece noi dobbiamo continuare a regalare sorrisi alla gente» fa notare il pilota della Ferrari, Rubens Barrichello. «Meglio andare avanti - gli fa eco il compagno Michael Schumacher - per far vedere che la vita resta comunque bella. Qui insicuro? Francamente, dopo quanto successo, penso sia il posto più sicuro». I due ferraristi erano entrambi a Londra, ieri mattina: «Ad un certo punto abbiamo saputo - ricorda Barrichello - e ci siamo tutti preoccupati, anche perché la fidanzata di uno dei ragazzi della Ferrari era in quelle zone e non riuscivamo a chiamarla per via delle linee gsm bloccate. Anche la mia famiglia si è spaventata». Paura, preoccupazione, ma nessuno si fermerà: andrà a finire che si terrà un minuto di silenzio per le vittime (come stamane al Tour de France). L’unica possibilità, si vociferava ieri sera nel paddock di Silverstone, è che il primo ministro Blair ordini tre giorni di lutto nazionale. In quel caso, anche la F1, per una volta, sarebbe costretta a fermarsi. Forse.