Sport, mannaia del Comune: "Per voi non c’è un euro"

Doccia gelata per gli atleti milanesi. Nel primo faccia a faccia tra l’assessore Bisconti e le Federazioni
chiusura netta sui contributi. "Gli impianti dovranno rendere"

«Soldi non ce ne sono». La frase che manda a quel paese le speranze degli sportivi milanesi di avere aiuti e contributi da parte della nuova amministrazione guidata da Giuliano Pisapia arriva ripetuta una, due, cinque volte dal bel sorriso di Chiara Bisconti, neo assessore al Benessere, Qualità della Vita, Tempo libero e Sport. Mancano i soldi, non ci sono fondi, la giunta Moratti ha lasciato un buco di 186 milioni (ma non c’era invece un tesoretto di 48 milioni?) come ha affermato l’assessore al Bilancio Tabacci, il j’accuse della Bisconti. E a rimetterci, come spesso capita, è lo sport e proprio Milano ne fa le spese in vista di Expo 2015 dove si presenterà senza uno stadio del nuoto, senza un Palasport, senza una pista del ghiaccio, senza una pista atletica decente che non sia la storica ma obsoleta Arena. Fossero solo queste le criticità, perché nell’incontro tra l’assessore Bisconti e i presidenti delle Federazioni sportive cittadine, avvenuto nel nuovo palazzo del Coni di via Piranesi, s’è sentito di tutto e di più e i problemi sono esplosi tra le mani dell’assessore che a poco più di un mese dal conferimento dell’incarico, si è comunque presentata nel Colosseo disposta a «farsi criticare», ad ascoltare, a prendere nota dei problemi, ma senza poter dire quando e se riuscirà a risolverli. Tutto rinviato a non si sa quando, ci sarà tempo.
«Che c’azzecco io con lo sport?», l’esordio della Bisconti che nel suo iter professionale mai ha avuto a che fare con la pratica sportiva e che ora s’è trovata catapultata in un mondo che non conosce. Ed ha cercato allora, arrampicandosi sui vetri e dando più di una colpa a chi in passato era stato seduto sulla sua poltrona, di mediare: «Il patrimonio degli impianti milanesi è degradato e la loro gestione non va affatto bene, ho ereditato una situazione di mala gestione, la situazione è grave e non abbiamo la bacchetta magica. Occorre comunque chiarezza con un approccio pragmatico». Ecco allora la proposta regina che dovrebbe risolvere il tutto: «Bisogna partire dal singolo impianto, sedersi intorno a un tavolo con tutte le parti interessate, dalle istituzioni, alle Federazioni, alle società sportive, ai privati per dare spazio a impianti gestiti in maniera creativa, con spese di gestione in base alle entrate. A cominciare dagli spazi scolastici che devono essere aperti a tutti anche in orari serali». E poi la mazzata che è spesso rimbombata nel salone Coni: «Non ci sono soldi, ma gli impianti devono diventare fonte di reddito e in tutto questo non so che funzione avrà Milano Sport».
Avanti allora con le criticità: il Crespi per il rugby, il Kennedy senza illuminazione per il baseball, l’Agorà da ampliare, la piscina Cozzi da ristrutturare con inserito il Museo dello sport che non si sa che fine farà, una pista per il ghiaccio chiesta dalla ex campionessa Matilde Ciccia ancora sulla carta, il weekend settembrino di «Milano in sport» cancellato («non sapevo che ci fosse» la candida ammissione della Bisconti). Insomma, tanti problemi e, per ora, nessuna risposta. Di sicuro c’è che «i soldi non ci sono e che non ci saranno contributi a pioggia come nel passato perché occorre fermarci e ragionare in modo diverso». Tutti intorno a un tavolo allora, per discutere o, magari, farsi un pokerino.