"Sport, pronti 30 milioni per rifare gli impianti"

Presto riapriranno il XXV Aprile e la piscina Cozzi. L’assessore Terzi fa un bilancio: "Spesi 80 milioni in 4 anni. E siamo la capitale europea 2009. Noi peggio di Biella? Si parlava di province e non di comuni"

La bolla sport «minore» scoppiata a Milano ha lasciato in piedi l’Olimpia, salvata però solo dall’avvento di Giorgio Armani. Intervento prestigioso, che però rischia di non portare lontano una città che negli ultimi anni ha già convinto tanti altri «mecenati» meneghini ad abbandonare propositi di gloria sportiva. Ultimo in ordine di tempo il pur appassionatissimo Alvise di Canossa con i suoi Vipers, deluso per l’opposizione del comitato di quartiere al progetto di ampliamento dell’Agorà, l’unico stadio del ghiaccio rimasto in città dopo la chiusura del palazzetto di via Piranesi.
Ma non si tratta del solo impianto con problemi in una città che, San Siro a parte, non ha visto interventi sostanziali negli ultimi 50 anni. Un dato su tutti: nel gennaio del 1985 la storica nevicata distrusse la tettoia del Vigorelli – tempio leggendario del ciclismo su pista - determinandone un abbandono durato oltre un ventennio, anche se è prevista per fine anno la pubblicazione del bando di concorso per la costruzione del nuovo palazzetto dello Sport. Quello vecchio – il Palasport di San Siro – fu vittima della stessa nevicata di cui sopra: la tensostruttura metallica cedette sotto il peso della neve determinandone l’abbattimento e la sua sostituzione con l’attuale PalaSharp, costruito in tutta fretta e da allora rimasto uguale, nonostante i molteplici cambi di sponsor e nome.
Ma le società sportive di una città dalla tradizione agonistica come Milano meritano ben altra condizione rispetto a quella odierna, che ha visto le squadre di volley e la stessa Olimpia fare la fila per usare il Palalido. Ma questo è ancora niente, perché ci sono discipline messe ancora peggio: parliamo del rugby e del baseball che vantano un solido palmarès (anche se ormai la bacheca dei trofei è ricca di polvere), ma versano in situazioni incredibili. I club della palla ovale si disputano due campi (il Giuriati e il Crespi) e il Milano Baseball dopo le beghe con il gestore provvisorio dell’impianto (di proprietà comunale) è stato costretto a elemosinare ospitalità in tutto l’hinterland, mentre le giovanili si allenavano nei parchi pubblici.
A rincarare la dose arriva la classifica sull’indice di sportività stilata dalla società di ricerca Clas e pubblicata lunedì dal Sole 24 Ore: Milano è al 26° posto in Italia. «Ma è un dato che riguarda l’intera provincia, non la città» ci tiene a precisare l’assessore allo Sport Giovanni Terzi, che incalza: «Non dimentichiamoci che Milano è stata nominata capitale europea dello sport per il 2009 non a caso, ma dopo opportune valutazioni operate dai commissari. Negli ultimi quattro anni l’amministrazione ha investito 80 milioni di euro, di cui neanche un centesimo di provenienza statale. I risultati operativi si vedranno a breve: la giunta ha approvato uno stanziamento di 30 milioni di euro per la riqualificazione di 24 impianti, tra cui alcuni dalla storia turbolenta come il XXV Aprile e la piscina Cozzi, che riaprirà a settembre».