Lo sport va, ma cresce l'esercito dei sedentari

Il rapporto del Censis, in collaborazione con Coni e Istat, fotografa un movimento capillarmente diffuso ma 4 persone su 10 non praticano attività sportive

Roma - L’Italia avrebbe lo sport nel suo Dna, ma al tempo stesso il 41 per cento degli italiani non fa sport. Questo il dato più interessante che emerge nel rapporto Censis sulla situazione dello sport in Italia fino al 2007 svolto in collaborazione con il Coni e l’Istat (relativamente all’indagine del 2006). La fotografia che emerge è quella di un movimento sportivo capillarmente diffuso alla portata degli utenti, ma anche un Belpaese con un record poco invidiabile e in controtendenza rispetto all’aumento dei praticanti: il popolo di sedentari più numeroso d’Europa.

La pervasività dello sport in Italia è da primato: c’è un punto di aggregazione ogni 631 abitanti, di gran lunga superiore alla rete delle tabaccherie (73.000), dei bar (62.629) o delle scuole (55.593). «Si tratta della più ramificata e ampia rete esistente in Italia» afferma il Censis. La pratica sportiva (sia agonistica che amatoriale) e l’attività fisica in generale coinvolge 34 milioni di persone. C’è uno spazio elementare sportivo ogni 390 abitanti e gli uomini confermano una maggiore propensione alla pratica sportiva (10 milioni) rispetto alle donne (7).

Nonostante ciò, l’esercito dei sedentari è enorme: ben 23 milioni e 300mila persone dichiarano di non praticare sport nè alcuna forma di attività fisica. Dunque, un paese quasi spaccato in due: il boom dei praticanti è tra gli undici e i quattordici anni (il 65 dei ragazzi di quest’età si dedica in maniera organizzata a un’attività sportiva; nella fascia d’età 15-17 anni si manifesta l’abbandono della pratica sportiva, che diventa più evidente in quelle successive.

Il parametro della sedentarietà spacca l’Italia anche a livello geografico: le regioni meno attive sono quelle meridionali, la più «ferma» è la Campania che pure alle ultime Olimpiadi di Pechino ha chiuso al secondo posto assoluto per numero di medaglie azzurre. Il calcio (e in genere gli sport di squadra) resta il più amato, seguito da basket e pallavolo. Ma nel 2006 si è registrato il sorpasso di ginnastica e fitness (4.320.000 praticanti, il 25,2 per cento del totale, contro i 4.152.000 di football e calcio a cinque). Negli ultimi dieci anni sono però cresciuti di più (+10 punti) gli sport minori, mentre calcio, basket e pallavolo sono retrocessi di cinque.

In aumento è anche l’attività sportiva «strutturata» (affidata cioè all’organizzazione di federazioni, discipline associate e enti di promozione). L’anno scorso i tesserati sono stati 4 milioni (in dieci anni quelli delle federazioni sono aumentati del 20,5%), 5.420.000 i praticanti: 2 milioni praticano sport con continuità in modo autonomo, 5.750.000 saltuariamente, mentre 16.120.000 svolgono solo attività fisica.

Oltre al «preoccupante» aumento della popolazione sedentaria altri due «elementi di criticità» sono: un sistema scolastico «che non ha ancora pienamente compreso la valenza sociale e valoriale dello sport» con «lacune» e «insufficiente» nell’impiantistica e nell’accoglienza sportiva della disabilità (le ore di educazione fisica sono 810 contro le 1.680-2.600 della Francia). Inoltre un ciclo di spesa degli enti locali «declinante in termini reali e spesso astrategica in termini funzionali». Infine dall’indagine risulta che il maggior valore espresso dallo sport è lo «spirito di squadra», il disvalore prevalente è invece il doping. Perchè la salute, per chi fa attività sportiva, viene al primo posto.