Milan a bomber spenti e con il caso Pazzini

Torres lotta ma non segna, Faraone e Menez avulsi. La moglie del Pazzo protesta: "Perché non gioca mai?". Galliani ricuce ma il centravanti snobbato chiederà di andarsene

Nel giorno del compleanno rotondo di Marco Van Basten (50 anni e una voglia matta di non lasciarsi stressare dalla panchina, auguri), al Milan è scoppiato il caso centravanti. Che qui non è solo inteso come ritardo nel gol da parte di Torres o l'opaco intervento, durante la successiva sostituzione, di Menez considerato fino a qualche settimana prima l'insostituibile pedina dell'attacco boom boom rossonero. A provocare l'incidente diplomatico, tanto per cambiare, ha provveduto la moglie di Giampaolo Pazzini, fin qui silenziosa osservatrice della carriera del marito uscita allo scoperto con un post su instagram poi rimosso intitolato, per ragioni di sintesi, “dove è finita la meritocrazia”, e rilanciato prontamente dai diversi siti. Scontata la morale: il marito è stato utilizzato solo per alcuni minuti, senza ricevere l'opportunità di giocare una partita intera, un tempo intero. Adriano Galliani, tutor della pace di Milanello, ha chiamato al volo il tesserato e provveduto a lenire la legittima delusione di un giocatore rimasto fin qui ai margini del Milan. Il caso è chiuso formalmente, è rimasto aperto quello di natura tecnica: in queste condizioni di considerazione e precario utilizzo, Pazzini prima di Natale può reclamare, a buon titolo, una cessione riparatrice a gennaio. E di estimatori, in circolazione, ce ne sono.

La protesta della signora Pazzini è solo uno degli ingredienti dell'amaro giovedì vissuto da Pippo Inzaghi nonostante quel terzo posto conquistato per una notte grazie alle sconfitte di Samp e Udinese. Già, perché solo la perla di Bonaventura gli ha evitato un bel tot di critiche alla qualità del gioco e al rendimento del suo celebrato attacco, moltiplicati dall'evidente differenza tra la banalità degli schemi dei suoi e le spettacolari geometrie disegnate dalla banda di Zeman. Gol a parte, sulla cui genesi l'interessato, quel ragazzo gentiluomo di Giacomo Bonaventura ha pronunciato una parola chiara («volevo crossare per i miei compagni, è uscita fuori una parabola velenosa»), il Milan ha tirato dalle parti del giovanissimo portiere cagliaritano una sola volta (Muntari), un paio di conclusioni strozzate sono state firmate da Torres il quale ha esibito il meglio del proprio repertorio nel rinculare per recuperare palloni, inseguire rivali, tenere palla nel tentativo di far salire i suoi. Nel frattempo Menez è apparso in fase calante, Honda sta rifiatando (è l'unico che ha giocato sempre, senza negarsi le presenze in nazionale che non sono il massimo della comodità in fatto di fuso orario) ed El Shaarawy è alle prese con l'ossessione del gol. È platealmente disposto a cercarlo sempre e comunque, senza aspettare che sia lo sviluppo naturale della manovra a propiziarlo, perciò è uscito, ancora una volta, guardando in cagnesco l'allenatore che non deve solo essere pronto ad aspettarlo. Deve anche migliorare la fattura del gioco, senza aspettare il ritorno di Montolivo, a gennaio nella migliore delle ipotesi. Due gol, uno su angolo, l'altro inventato dal destino, sono il modesto fatturato dell'ultimo Milan (contro Fiorentina e Cagliari). E buon per Pippo che Bonaventura sia tornato a Milano sano e salvo dopo la botta alla testa presa a Cagliari e la nottata trascorsa in ospedale, per precauzione. Di questi tempi, avere un giovanotto baciato da Eupalla, è un'autentica fortuna.