La partita dura 19 secondi. E l'Uefa rivoluziona il calcio

Per la prima volta il governo europeo del pallone rimanda in campo due squadre dopo un errore tecnico dell'arbitro. E l'Inghilterra femminile trova il pari su rigore

Leah Williamson calcia il rigore (www.uefa.com)

Diciannove secondi per cambiare la storia. Del pallone. Per la prima volta l'Uefa ha fatto rigiocare una partita. È successo a Belfast, qualificazioni degli europei under 19 femminili. Norvegia-Inghilterra giocata il 4 aprile era finita 2-1. Ma in pieno recupero la formazione inglese aveva realizzato il rigore del pareggio, annullato dall'arbitro per l'entrata in area anticipata di una giocatrice dei Tre Leoni. Il direttore di gara, la tedesca Marija Kurtes, aveva deciso per la punizione indiretta a favore delle scandinave. Errore tecnico clamoroso. Infatti avrebbe dovuto procedere con la ripetizione del penalty. La punizione indiretta è prevista solamente in caso di errore dal dischetto. La sentenza ha accolto il ricorso della federazione inglese, ritenuto falsato il risultato e quindi ha disposto la ripetizione della gara dal momento incriminato.

E così giovedì sera le due squadre si sono ritrovate, non l'arbitro ovviamente cambiato per l'occasione, per disputare diciannove secondi di partita. Si può dire che sia durato di più il riscaldamento. Per la cronaca l'Inghilterra ha pareggiato e si è qualificata per la fase finale. A segnare è stata ancora Leah Williamson, che ha mantenuto la concentrazione per… quasi 120 ore, ma che si era riscaldata tirando un rigore contro la Svizzera affrontata poche ore prima.

È la prima volta che in una competizione Uefa si rigioca uno spezzone di partita. E soprattutto per l'errore tecnico di un arbitro. Ci sono precedenti a livello di singole federazioni, ma non di tornei e coppe continentali. Invece a livello di Fifa c'è un precedente identico: aveva annullato il risultato di Uzbekistan-Bahrain, gara d'andata dello spareggio per la qualificazione al Mondiale 2006. Sull'1-0 per i padroni di casa, infatti, l'arbitro aveva assegnato un rigore per l'Uzbekistan che Djeparov riuscì a trasformare con alcuni suoi compagni in area. Ma il direttore di gara come la collega Kurtes, invece di ordinare la ripetizione del tiro dal dischetto, assegnava un calcio di punizione al Bahrain. Bahrain che nella ripetizione pareggiò 1-1 passando alla fase successiva.

Svolta ma non rivoluzione perché trattasi di errore tecnico e non svista, come se ne vedono tante. Alcune anche storiche, ma senza conseguenze perché ritenute semplicemente errori di valutazione. Il pensiero corre a Byron Moreno che in Corea del sud-Italia determinò con i suoi “orrori” l'eliminazione degli azzurri. In panchina c'era il Trap che qualche anno dopo vide sfumare ancora il sogno Mondiale, stavolta alla guida dell'Irlanda, per un gol viziato da un netto fallo di mano di Henry nello spareggio con la Francia. Parlando di mano, impossibile non pensare a Diego Armando Maradona e al suo gol segnato contro l'Inghilterra. Ci sono sempre i sudditi della Regina che tirano calci a un pallone in altri due casi incriminati tra i più clamorosi in una classifica stilata dalla Fifa: i gol fantasma della finale mondiale del 1966 e di Lampard a Sudafrica 2006. Tutti casi in cui non si è potuto procedere alla ripetizione della gara perché si trattava di errori dell'arbitro di valutazione e non tecnici, cioè in contrasto con il regolamento. Come successo invece alla tedesca Kurtes che ha creato un precedente destinato a fare scuola. Entrata di colpo nella storia. In appena diciannove secondi.

Commenti

sbrigati

Sab, 11/04/2015 - 11:24

Mi meraviglio del giornalista, non è al corrente delle ultime direttive? Quando si tratta di persone di sesso femminile si deve usare il nome appropriato, quindi non arbitro donna, ma arbitressa! Boldrini dixit.