Signora padrona brinda in coppa ​e pensa in grande

Inavvicinabile dalla concorrenza in Italia adesso si scatena anche sul mercato. Preso Dybala, aspetta Cavani e Khedira. E se parte Pogba va su Witsel o Ninggolan

Di questo passo, c'è il rischio che la concorrenza non creda nemmeno sia più possibile battere la Juventus: campionati dominati in serie, la decima coppa Italia vinta interrompendo un'astinenza che durava da 20 anni esatti e che nemmeno il bulimico Conte era riuscito a portare a casa, il Triplete non proprio dietro l'angolo ma comunque raggiungibile, conti in ordine, uno stadio di proprietà e via di questo passo. Vale la pena citare Garcia, allora. Che di professione (ancora per quanto?) fa il tecnico della Roma e che un paio di settimane fa aveva ammesso che «la Juve è sopra a tutti. Con i nostri sforzi possiamo ridurre il gap: a Torino però non sono bravi solo i calciatori, ma anche la dirigenza. Non è un gap di personalità, ma di esperienza, economico, sportivo e di tutto ciò che serve per fare grande una società». Per dirla con Totti, «si facciano un campionato a parte»: peccato che quando Er Pupone pronunciò questa frase, l'intento non fosse quello di riconoscere la superiorità bianconera ma semmai di lamentarsi al cospetto di decisioni arbitrali ritenute dubbie. Da lì in avanti però la Roma e la concorrenza si sono fatte piccine piccine, mentre la Juve è cresciuta in maniera esponenziale e non accenna a fermarsi: comunque vada la finale di Champions, applausi a lei e pollice verso per gli altri pur nel massimo rispetto della bella Lazio vista due giorni fa.

Il bello è che, pur riconoscendo la lungimiranza e la competenza di Marotta&C., rimane da domandarsi cosa faccia gran parte della concorrenza e perché: Matri, autore del gol che ha deciso la finale di coppa Italia, è arrivato a Torino lo scorso gennaio in prestito gratuito dal Genoa via Milan e con Galliani che gli paga metà stipendio. Bene ma non benissimo, insomma: Allegri, che lo conosceva perfettamente dai tempi di Cagliari, se lo è coccolato e quell'altro lo aveva già ricambiato con un gol a Firenze, sempre in coppa Italia e quando la Signora doveva rimontare il ko casalingo dell'andata. «Se segno anche a Berlino, combino qualcosa di grosso», ha detto l'attaccante godendosi il trionfo e sperando magari di rimanere pure l'anno prossimo sotto la Mole. Dove l'importante è non rompere le scatole e lavorare: in attacco, con o senza Tevez, ci sarà ancora Morata, arriverà Dybala e magari pure Cavani. Alla fine però ci sarà spazio per tutti anche perché è probabile che Llorente, arrivato a parametro zero, faccia le valigie garantendo così alla società un'altra bella plusvalenza.

A proposito: le ultime voci vogliono Marotta e Paratici sulle tracce di Sami Khedira, tedesco classe 1987 in scadenza a giugno con il Real Madrid. Centrocampista centrale, campione del mondo, qualità e quantità, sarebbe perfetto a prescindere e ancor più se davvero Pirlo salutasse la compagnia. Quanto a Pogba, tutti i soldi che il raggiungimento della finale di Champions ha portato con sé non ne rendono necessaria la cessione: a questo punto tutto dipenderà dalla volontà del giocatore e dalle fregole di Raiola. In caso di addio, al netto di Khedira, le alternative già ci sono e corrispondono ai nomi di Witsel (belga, dallo Zenit) e Nainggolan, pur se in questo caso molto dipenderà da cosa faranno Cagliari e Roma per la comproprietà. Dopo di che, caccia al trequartista: Oscar (Chelsea), Mkhitaryan (Borussia Dortmund) e Lamela (Tottenham) restano nomi caldi. Per farli diventare torridi, si aspettano i giorni che seguiranno la finale di Champions. Il marchio adesso tira e la caccia al campione non è più una corsa ad ostacoli: quella toccherà alla concorrenza.