Dybala, pensionato d'oro della vecchia Signora

Quando suo padre morì andò a vivere in un istituto. Da qui il suo soprannome "El pibe del la pension"

Paulo Dybala festeggia il goal contro il Milan

Si è goduto la standing ovation che Allegri gli ha regalato una decina di minuti prima del fischio finale. Ha applaudito lui stesso il pubblico, si è guardato intorno e si è goduto il finale del match contro il Milan che aveva provveduto poco prima a decidere. Solito sinistro vincente e tanti saluti al Diavolo, alla stanchezza che avrà smaltito nella notte dopo essere arrivato a Torino poche ore prima del match in seguito agli impegni con la nazionale argentina, e pure ai dubbi che a un certo punto parevano addensarsi circa la sua capacità di convincere Allegri:"Il mister mette l'attaccante che pensa possa fare meglio e io rispetto le sue scelte. L'applauso di tutto lo stadio? E' il sogno di ogni bambino che comincia a fare questo sport".

Dichiarazioni perfette per un ragazzo che il 15 novembre ha compiuto 22 anni, cresciuto in frettissima ma con la faccia ancora da bambino. "Non so se diventerà più forte di Tevez le parole di Allegri ma può diventare fenomenale in qualunque zona del campo. Però bisogna avere pazienza e lasciarlo crescere gradualmente". Nel frattempo, però, ci si può godere el pibe de la pension, ovvero il ragazzo della pensione da quando, dopo l'improvvisa morte del padre, Dybala iniziò a vivere giorno e notte nella pensione dell'Instituto de Cordoba, a una cinquantina di chilometri dal suo paese natio, Laguna Larga. Si cresce in fretta anche così, passando per Palermo e sbarcando nel pianeta Juve, collezionando soprannomi (La Joja ovvero Il Gioiello, U Picciriddu per i suoi nemmeno 170 cm di altezza) e continuando a segnare. Imparando anche cose nuove, certo: una cosa è giocare da prima punta quasi anarchica del Palermo, un'altra calarsi in una realtà più schematica e in una realtà del tutto differente come quella della Signora. Risultato: sette gol finora (sei in campionato), 940' sul terreno di gioco e una palla buttata dentro in media ogni 140' che proprio malaccio non è. Poi, oltre i numeri, ci sono le sensazioni: nella pochezza di Juve-Milan, il solo che dava davvero del tu al pallone era lui, sempre più presente anche nel gioco e non solo come finalizzatore: 29 passaggi (di cui il 79,3% riusciti), sette palloni recuperati e tre occasioni create.

Insomma: se Mandzukic continua a non convincere, l'argentino tascabile si sta pian piano prendendo tutto. E mercoledì, contro il Manchester City nel penultimo turno del girone di Champions, può anche essere che sia lui a fare coppia con Morata: per passare il turno, contro i già qualificati inglesi, servirà una vittoria ma basterà anche un pareggio nel caso in cui il Siviglia (avversario ancora da affrontare in casa sua) non dovesse battere il Borussia Mönchengladbach. Con tre vittorie di fila in campionato alle spalle, pur senza proporre un calcio stellare (eufemismo), la Juve ha almeno recuperato fiducia e autostima. Per adesso può bastare, anche se contro i citizens servirà di più e bisognerà fare a meno di Khedira (sovraccarico in corrispondenza della cicatrice della vecchia lesione muscolare), Hernanes (adduttore destro: oggi i controlli) e forse anche di Evra (distorsione alla caviglia sinistra).