DALLA PRIMA

(...) ma quello che preoccupa è l’elettroencefalogramma piatto della squadra. Poca serenità, scarsa reazione nel momento in cui si va sotto nel risultato, occhi impauriti davanti a una graduatoria impietosa. Tutti, dai dirigenti al tecnico, cercano di affrontare il momento con dignità, ma ora i tifosi - un numero esiguo per la verità - sono arrabbiati. Difficile accettare una «Rometta» mentre i cugini laziali volano in vetta al campionato.
Il lancio di monete al pullman e un suono prolungato di clacson agita il rientro notturno a Trigoria dopo la trasferta torinese, cori e scritte (la più pungente parla di una Roma in vendita e di uno Spalletti in omaggio) fanno da contorno al «day after» mentre la polizia vigila sul centro sportivo. Squadra e allenatore si ritrovano nella sala riunioni per un’ora: ci si interroga su una crisi senza fine. Parlano in tanti, anche capitan Totti assente a Torino ma che proverà ad esserci con il Chelsea (ieri ha lavorato a parte con Vito Scala). Difficile trovare un rimedio, ma Spalletti - sul quale incombe l’ombra del traghettatore Mazzone anche se la società continua a confermargli la fiducia - convince i dirigenti a sospendere il ritiro, non gradito sia da lui che dai calciatori: notte al «Bernardini» solo alla vigilia della Champions.
Il rompete le righe è anche l’occasione per un confronto diretto tra giocatori e tifosi. Messaggio di Panucci, che sabato sera non aveva gradito la sostituzione: «Siamo una squadra che in dieci giorni può uscire dalla crisi. Dovete stare tranquilli, risolveremo tutto». Perrotta e Tonetto vengono aggrediti verbalmente, stizzito il centrocampista: «Le minacce non servono. Siamo amareggiati, non riusciamo a trovare spiegazioni».
A un tifoso più ardito, arrampicatosi sul muro di cinta durante l’allenamento, Spalletti risponde piccato: «Dispiacerà più a noi che andiamo in campo, è inutile che ce lo vieni a ricordare». Un’ora più tardi, il tecnico e il team manager Scaglia accetteranno all’interno di Trigoria un confronto diretto con i supporter. Dieci minuti nei quali - racconta lo stesso Spalletti - «loro mi hanno espresso lo sconforto per il momento della squadra e io ho risposto che loro sono quelli maggiormente penalizzati, ma che sul piano professionale noi non stiamo facendo certo bella figura. E che noi ci stiamo male anche sotto molti altri aspetti oltre a quello professionale: tra questi, quello familiare. Ho fatto riferimento ai miei bambini che essendo tifosi della Roma sono tristi, a scuola sono vittime di banali sfottò e non hanno voglia di uscire in questo momento». Il tecnico si sarebbe detto preoccupato per la situazione mentre i giocatori «continuano ad allenarsi aspettando momenti positivi. È vero, siamo privilegiati, ma in queste situazioni ne risente anche la vita privata. Va bene contestare, sempre però in modo civile».
Ora il Chelsea, che ironia della sorte è di nuovo nel destino di Spalletti. L’ultima spiaggia per non perdere anche l’Europa, che porta ossigeno alle anemiche casse della società. Serve una reazione, all’orizzonte ci sono altre spiacevoli sorprese.