37 anni fa il "Rogo del Ballarin": storia dell'Heysel italiano

Il 7 giugno 1981, allo stadio Ballarin di San Benedetto del Tronto, due ragazze di 21 e 23 anni persero la vita nell'incendio scoppiato nella curva dei tifosi della Sambenedettese. Che quel giorno festeggiava la promozione in Serie B

Il 7 giugno 1981 è una data che è entrata di diritto nella storia del calcio italiano. Non per una grande vittoria, nè per un gol indimenticabile. Ma per la più grave tragedia mai avvenuta in uno stadio. Quel giorno, allo stadio Ballarin di San Benedetto del Tronto, morirono Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, due ragazze di 23 e 21 anni. Due semplici tifose della squadra di casa, che insieme ad altre centinaia di sostenitori rossoblù avevano riempito la curva Sud per festeggiare il ritorno in Serie B della Samb.

7 giugno. 7 come i quintali di carta, di striscioline di carta, che gli ultras avevano ammassato ai lati della gradinata fin dal mattino per dar vita a una coreografia in pieno stile anni Settanta-Ottanta. Ma quel giorno, allo stadio Ballarin, faceva un caldo torrido. Ogni tifoso aveva uno o più pezzi di carta attaccati ai capelli, al corpo, alle scarpe. Chi ha vissuto da dentro una coreografia allo stadio sa cosa voglia dire. Bastò una scintilla, unita a un'improvvisa e forte raffica di scirocco, per scatenare un tornado di fuoco.

Da un momento all'altro, i 3.500 tifosi che assiepavano la Curva Sud si trovarono nel mezzo di un incendio. Alcuni si spostarono verso destra, riuscendo a salvarsi. Altri, instintivamente, si buttarono di sotto nel tentativo di sfollare sul campo. Ma quel giorno, come ogni domenica, i cancelli di emergenza erano chiusi. E i soccorritori non trovarono le chiavi per aprirli. Diverse decine di persone furono completamente avvolte dalle fiamme, altre rimasero schiacciate dalla folla impazzita. Le tesi del sociologo Gustave Le Bon, esposte nella sua "Psicologia delle folle", tra le 17 e le 17.15 di quel giorno trovarono conferma.

In 15 minuti la festa si trasformò in tragedia, con i calciatori come Gigi Cagni già sistemati in campo ad assistere loro malgrado allo "spettacolo". Qualcuno intervenne per domare le fiamme e salvare il salvabile, ma l'idrante più vicino alla curva non funzionava. Ad avere la peggio furono 13 persone, ricoverate in ospedale con ustioni di primo, secondo e terzo grado su tutto il corpo. Molti di loro portano ancora oggi i segni di quella giornata, due invece non hanno avuto neppure la fortuna di raccontarla. Si chiamavano Maria Rosaria e Carla e in due non facevano 45 anni. Per sentirsi vive frequentavano la curva Sud.

La curva che divenne il loro cimitero.