Occasione da sfruttare, ecco perché

a un certo effetto vedere Dominik Paris festeggiare ai piedi della mitica Streif con addosso il pettorale rosso di leader mondiale della discesa. Sta andando davvero tutto troppo in fretta in questa stagione che definire incredibile sembra banale

Fa un certo effetto vedere Dominik Paris festeggiare ai piedi della mitica Streif con addosso il pettorale rosso di leader mondiale della discesa. Sta andando davvero tutto troppo in fretta in questa stagione che definire incredibile sembra banale. In realtà non ci sono parole per descrivere quel che sta succedendo in coppa del mondo, con l'Italia prima potenza nella velocità, terreno da sempre dominato da austriaci e svizzeri. Ma cosa sta succedendo? chiedono gli appassionati abituati a saperci forti in slalom e gigante (già, Thoeni, Gros e Tomba eccellevano nelle discipline tecniche…), ma solo casualmente fenomeni in discesa (Zeno Colò nei tempi pionieristici dello sci, poi Plank, più recentemente Ghedina). Sta succedendo che un bel giorno del 1988, nella sperduta Val d'Ultimo, è stato concepito Dominik Paris, nato a metà aprile del 1989 ed ora, a nemmeno 24 anni, capace di vincere la discesa più prestigiosa del mondo (non ci sono Olimpiadi o Mondiali che tengano: a detta di tutti la vittoria sulla Streif vale molto, ma molto di più) dopo aver rotto il ghiaccio a Bormio, altra pista tostissima del circuito, alla faccia di chi riteneva questo marcantonio da 100 chili capace solo di scivolare veloce sulle piste autostrada tipo Chamonix. Il primo podio della carriera ottenuto nel 2011 sulla pista francese aveva in effetti tratto in inganno, ma lui l'aveva sempre detto, «preferisco le piste più tecniche, l'importante per me è andare veloce».

Il cambio generazionale in atto nella discesa dopo il ritiro del numero 1 degli ultimi anni Dider Cuche e il momentaneo abbandono di Bode Miller, altro grande protagonista dell'ultima decade, ha aperto la porta all'esplosione di molti giovani senza paura di cui Paris è il capobanda. L'azzurro ha avuto la gran fortuna di crescere con calma in una squadra che aveva in Innerhofer, Fill e Heel i leader, a lui nessuno chiedeva nulla, solo di fare esperienza, imparare a conoscere le piste, non farsi male. Tutto eseguito a puntino, con grande intelligenza. Non c'è da stupirsi del fatto che il nuovo dio dello sci fosse il pupillo di "cavallo pazzo" Erwin Stricker, per fortuna Dominik dal suo mentore ha ereditato solo il coraggio e la determinazione. Della Streif lui anziché il ricordo delle balle di paglia conserverà quello indelebile del gradino più alto del podio.