ET & BB, la nuova era del pallone

Anticipo d'Expo: prima della partita, un incontro tra i vertici delle due società

Che roba è il derby senza il Massimo e senza il Silvio? Ormai bisogna farci l'occhio e l'abitudine, c'è sempre una fine ma, tranquilli, perché c'è anche un inizio. E allora ieri sera a San Siro Meazza, insomma Milano, l'Erick e la Barbara hanno preso il posto dei suddetti assenti, con ruoli diversi ma con una storia nuova da raccontare. Derby zero, come il ground o il piano terra, per Erick Thohir il nuovo padrone dell'Inter e per Barbara Berlusconi, la nuova regina del Milan, figlia di suo padre, dunque la storia continua e, assieme, sta per cambiare. Anche le due milanesi hanno bisogno di una legge di stabilità, previsti tagli per tornare a crescere. Il presidente di Giakarta si è tenuto di fianco il figlio dell'ex padrone, Angelo Mario, più in là anche Maria Rosa, detta Bedi. Il Massimo, dicono, è rimasto a New York, la sua presenza avrebbe affievolito le luci su mister 70 per cento, ha scelto la Grande Mela al posto del panettone.
La nuova vicepresidente del Milan si è seduta due poltroncine più in là di Adriano Galliani, i due sono stati separati, oltre che dai compiti societari, da un tipo con copricapo rosso e sottostante barba nera, trattasi di Novembre Fabio (il tipo, non il cappello): è l'architetto leccese che ha disegnato gli interni della nuova sede del Milan, così spiegata l'arte bizzarra dell'insieme, mentre la Barbara si è mostrata con un imprevisto colore di capelli, direi un ramato sull'ondame lungo, mi auguro di sua scelta e non dell'artista compagno di sedia con il quale sta progettando un nuovo logo per il club, basta con l'ovale storico e datato anche se non si conoscono ancora le forme del nuovo stemma.
Prima di accomodarsi al freddo piovoso, il gruppo aveva trascorso una mezzoretta nell'ufficio interista di San Siro, là dove Thohir e il suo staff hanno dialogato, con i sedicenti cugini, sui massimi sistemi odierni e futuri del football meneghino, un anticipo dell'Expo, padiglione football. Dopo le riverenze, ospiti e padroni di casa si sono trasferiti ai posti do combattimento, in senso buono. Ed è stato derby o qualcosa di simile, tra errori ed omissioni. Oltre alle scenografie, da qualcuno ancora spacciate per coreografie in assenza di ballerine, a San Siro non sono apparse nemmeno immagini di calcio serio, decente.
Sarei tentato di supporre che i due debuttanti, visto l'andazzo, possano aver mormorato, sconsolati, ma chi ce lo ha fatto fare? Questo è il calcio, a Milano city. Thohir, abituato a cose dell'altro mondo, amando la pallacanestro e avendo un figlio, tifoso dell'odiata Juventus, deve aver capito che da questa parte i rigori non si fischiano, le parate non si effettuano ma che il football ha bisogno di attori veri, non di comparse strapagate come fossero da premio Oscar («Quest'Inter esprime una potenzialità al 60%» il suo commento). Barbara Berlusconi, di contro, già da tempo è consapevole che la squadra di famiglia è un insieme di personaggi e non di calciatori, alcuni non possono appartenere al Milan del futuro, facendo già fatica in quello contemporaneo ed hanno anche peso eccessivo sui conti societari. Thohir ha seguito gli ultimi minuti con le mani giunte, pregando per una vittoria che, fino a quel colpo di suola tacco di Palacio, sembrava un miraggio. Giustificati allora gli 11.095 chilometri, da Giakarta a Milano, per prendere due derby in un viaggio solo, Primavera e Prima squadra. Il tragitto casa stadio di Barbara Berlusconi è più breve ma la distanza tra il grande Milan e quello di oggi è analoga al viaggio Indonesia-Italia.
Verranno derby e giorni migliori. Amaro Natale per Barbara, al musulmano Erick l'evento non interessa. Gli basta aver vinto.