La sfida scudetto da mezzo miliardo. Conte e l’orgoglio Juve: "I più forti siamo noi"

Una partita da mezzo miliardo. Il tecnico bianconero risponde a Totti sugli aiutini: "Chiacchiere da bar". Il giallorosso gioca con fair play: "Non è detto che la vincente sia quella che avrà il titolo"

 

Le chiacchiere stanno a zero, dice Antonio Conte. Il quale ritrova la parola anche sul suolo italico alla vigilia di quella che la Cnn ha indicato come la partita di maggior interesse tra quelle che si giocheranno durante il weekend nei maggiori campionati europei. Juventus-Roma, ladies and gentlemen: con David Trezeguet che prima del match saluterà i tifosi come non aveva fatto quando aveva lasciato la Signora, più di 200 giornalisti accreditati, trecento tecnici impiegati nella produzione della gara, oltre cinquanta broadcaster che riceveranno il segnale dell'evento trasmettendolo in ogni continente e via di questo passo. Speranza numero uno: che sia una bella partita di calcio. Speranza numero due: che certi cori si sentano il meno possibile in ogni angolo del mondo, vista l'inevitabile figuraccia internazionale che ne risulterebbe. Trattasi peraltro, dopo la doppia squalifica, della prima partita con entrambe le curve nuovamente aperte al tifo organizzato.

Dopo di che, appunto, le chiacchiere stanno a zero. E se Totti e De Rossi hanno provocato - «anche questa Juve riceve qualche aiutino» - Conte un po' smorza e un po' no: «La prendo sul ridere, come si fa con le chiacchiere da bar. L'unica risposta che conta va data sul campo. In questi due anni e mezzo il campo ha reso giustizia alla squadra più forte, in modo netto e a volte clamoroso. Vedremo due squadre che vogliono vincere, pare: le parole saranno portate via dal vento, parleranno i fatti. Le chiacchiere creano polemiche che non hanno nulla a che fare con il calcio». Lì, sul prato, la Juve è convinta di essere la migliore: dovesse salire a +8 sui giallorossi, inizierebbe l'anno con una dote mai avuta prima nell'era Conte, eguaglierebbe se stessa stagione 1931-32 (secondo scudetto del quinquennio) e in sostanza ipotecherebbe il tris tricolore: «La partita vale tre punti, proprio come quelle contro Napoli, Milan e Sassuolo. È vero che, vincendo, metteremmo tra noi e loro una distanza bella e importante, ma il tutto potrebbe anche trasformarsi in una pericolosa illusione se perdessimo la voglia che abbiamo proposto nelle ultime nove partite». Tutte vinte, è meglio ricordarlo.

Comunque sia, occhi aperti perché «non molto tempo fa eravamo cinque punti sotto la Roma. Come abbiamo recuperato noi, lo possono fare anche altri». Giallorossi in primis, nei quali Conte rivede un po' della sua prima Juve: «Il nostro percorso è molto simile al loro. Nella sua opera di ristrutturazione la Roma ha avuto un po' di sfortuna e meno bravura nella scelta degli uomini, ma quella giallorossa rimane tra le squadre che ha investito di più in questi anni: hanno cambiato undici giocatori con Luis Enrique, nove con Zeman e altri dieci o undici quest'anno. Garcia? Mi ha stupito per come si è calato in modo naturale in una realtà così difficile. Mi ero già accorto delle sue qualità nei dieci minuti in cui abbiamo parlato a Trigoria, quando siamo stati ospitati alla vigilia della finale di Supercoppa contro la Lazio: è una persona molto scaltra e con le idee chiare, con a disposizione una squadra dotata di grandi capacità tecniche cui lui ha trasmesso altrettanta convinzione. Noi due anni fa avevamo davanti il Milan di Ibra e Thiago Silva, l'Inter del triplete, il Napoli di Lavezzi, Cavani e Hamsik: oggi la Roma insegue solo la Juve». Che riabbraccia Pirlo e si coccola Tevez e Barzagli: tutti dentro dal primo minuto.