La Pennetta sogna ancora: "Ora non mi pongo limiti"

Flavia ai quarti degli Australian Open. Stanotte sfida per la semifinale contro la cinese Li Na. A 32 anni è il trionfo della volontà per la brindisina operata al polso

Pennetta da urlo. Per la prima volta ha raggiunto i quarti di finale agli Australian Open (6-1 4-6 7-5 in 1h 52' alla tedesca Kerber) e stanotte avrà la possibilità di bissare la semifinale conquistata recentemente agli Usa Open. Alla faccia dell'operazione al polso che avrebbe steso qualsiasi altra tennista sopra i 30 anni e di quel sottile malessere che l'aveva colta la scorsa estate a Wimbledon. Invece di attaccare la racchetta al classico chiodo, Flavia ha ripreso ad allenarsi nel modo migliore con il coach Salvador Navarro scalando la classifica che neanche sette mesi fa la vedeva al n.166. Alla fine di questo slam rientrerà prepotentemente fra le migliori 20. Un miracolo di volontà oltre che di talento. A quasi 32 anni, li compirà il 25 febbraio, è riuscita perfino a migliorare la prima di servizio battendo in questo torneo a oltre 160 km/h di media con punte di 176 km/h. In semifinale se la vedrà con Li Na, la cinese sua coetanea, più giovane di un solo giorno, terza nel ranking, che nel 2011 superò la Schiavone nella finale del Roland Garros e nella scorsa edizione perse la finale dello slam australiano con l'Azarenka al terzo set per via di una dolorosa distorsione alla caviglia. Ci vorrà un'altra straordinaria impresa per arrivare alla semifinale contro la vincente fra l'Ivanovic, che ha eliminato in tre set Serena Williams dopo 25 vittorie consecutive, e la giovane canadese Bouchard. I precedenti sono leggermente favorevoli all'italiana con 2 vittorie su 3 incontri, ma l'ultimo incrocio risale al 2010, guarda caso sempre in Australia.

Nel quarto di finale Nostra Signora del tennis ha ricacciato all'inferno l'incubo di perdere nuovamente una grande occasione con la tedesca Angelique Kerber, la Nadal in gonnella, n. 9, che due anni fa le aveva precluso la semifinale degli Usa Open. La storia sembrava ripetersi nel terzo set quando Flavia ha perso la duplice occasione di issarsi sul 2-0 ed è finita sotto per 1-2. «Accidenti alle energie spese nei due doppi giocati dopo l'ottavo vinto sull'altra tedesca Barthel», mi sono detta. Ma la brindisina non ha mollato e ha chiuso la partita sul 7-5. Con più attenzione poteva anche vincere per 6-3. In precedenza aveva dominato la frazione d'apertura mentre, in quella successiva, non ce l'aveva fatta a sfruttare tre palle-break che l'avrebbero portata a condurre per 3-1. Per sua fortuna la calura dei giorni passati aveva lasciato il passo a una temperatura di poco superiore ai 20 gradi. «Sto tremando dall'emozione, nel 2012 neanche c'ero, adesso sono fra le migliori otto e non mi pongo limiti. Mi diverto a giocare, ho maggiore consapevolezza, non aspetto l'errore delle avversarie, ma cerco d'imporre il mio tennis. Sono felice. E ora lasciatemi tornare nel mio appartamentino qui a Melbourne, dove sto con il mio staff, per preparare un primo piatto all'italiana», il suo pensiero. È lei, Flavia, la nostra migliore rappresentante; da Wimbledon vale più di Errani e Vinci. Dietro di lei si profila la possente figura della Knapp arrivata a due punti dal successo sulla Sharapova. Per il tennis al femminile è sempre festa.