"Abate e Prandelli più fuggitivi che dimissionari", Andre Agnelli spara pallettoni

Prandelli attacca da Instanbul, mentre Agnelli bombarda dall'Italia. Calcio nostrano che, oltre ad una crisi senza precedenti, deve anche salvarsi dalle non meno pericolose lotte intestine e dai deprecabili regolamenti di conti interni

Da Agnelli siluri a Prandelli e Abate. Bocciatura per Tavecchio

Andrea Agnelli ha avuto parole che non possono che definirsi di fuoco nei confronti di Abete e di Prandelli e ha affermato che quella che sta scuotendo la Figc è una crisi di tipo politico.

Se non bastasse il massimo dirigente bianconero ha silurato sul nascere ogni possibile velleità di candidatura di Tavecchio alla guida della Federazione. Agnelli ha, infatti, affermato che quello di cui c'è necessità in questo difficilissimo momento che attraversa il movimento nostrano è una figura autorevole dal punto di vista calcistico e che tale identikit non può che corrispondere al nome di qualcuno che abbia fatto la storia recente di questo sport. Secondo molti osservatori tali dichiarazioni sembrano un'investitura per una possibile candidatura di Demetrio Albertini.

Agnelli, commentando il passo indietro simultaneo fatto da Abete e Prandelli, ha dichiarato che non ritiene di:

"Doverli ringraziare per tale gesto", perché se è vero che andarsene può essere valutato come "un atto nobile e di coerenza" è altrettanto vero che tale decisione è stata presa nel momento in cui il calcio è in piena crisi, "nel momento del bisogno".

A Prandelli è stata riservata un'ulteriore stoccata, in quanto il Presidente della Juve ha voluto mettere l'accento su come l'ex c.t.:

"Abbia già trovato una nuova sistemazione" e come questa "sia molto più conveniente non solo economicamente, ma anche da un punto di vista fiscale".

Quando gli è stato chiesto quali sono le mosse da porre in essere per salvare il nostro movimento, Agnelli ha affermato che quel di cui c'è assoluto bisogno "non sono ponti che ci traghettino alle prossime elezioni degli organi federali", ma interventi di natura strutturale e riforme. Queste ultime, secondo Agnelli, vanno fatte subito e per attuarle c'è bisogno di un uomo calcisticamente autorevole, al livello di Platini, il quale dirige l'Uefa. Secondo Agnelli tale autorevolezza manca a Tavecchio, il quale non viene quindi visto come adatto a ricoprire il ruolo di Abete. Infine il presidente bianconero ha ricordato come si debba "puntare a fare squadra" per salvare il calcio nostrano, perché "non basta una persona sola per cambiare il nostro calcio".