Abbagnale: «Mio figlio ha saltato l'antidoping Adesso rischia Rio»

Vincenzo, capovoga dell'otto azzurro per le Olimpiadi, ha «bucato» tre controlli consecutivi: squalifica inevitabile Lui si giustifica: «Dimenticanze, errori e un incidente»

Sergio ArcobelliUna notizia choc ha sconvolto il mondo del canottaggio. Il 22enne capovoga dell'otto azzurro Vincenzo Abbagnale, figlio del leggendario Giuseppe, olimpionico e campione del mondo, nonchè attuale presidente federale del canottaggio, rischia una squalifica di due anni per aver saltato tre controlli antidoping. Dopo aver riflettuto sull'accaduto è lo stesso Giuseppe Abbagnale a dare l'annuncio del pasticcio creato da Vincenzo: «Lo scorso 1 febbraio mio figlio non è riuscito ad arrivare in tempo al controllo a sorpresa. Per trasparenza ho voluto dare io l'annuncio». Si tratta di un duro colpo per la dinastia degli Abbagnale, una delle più grandi famiglie dello sport azzurro che ha segnato l'epopea d'oro del canottaggio italiano. Le imprese dei fratelli Giuseppe, Carmine e Agostino (in rigoroso ordine di età), in virtù tra le altre cose dei sette ori e due argenti vinti ai Giochi Olimpici, restano tuttora impresse nella memoria degli appassionati per le inimitabili telecronache di Giampiero Galeazzi, l'unico vero cantastorie dei successi dei Fratelloni d'Italia. Ora purtroppo arriva invece questa amara vicenda.La posizione del figlio di Giuseppe si è aggravata pesantemente, in quanto il canottiere campano aveva già accumulato due mancati controlli: il primo per una dimenticanza, il secondo invece a causa di un errata segnalazione alla piattaforma Adams del luogo in cui si trovava. Purtroppo il regolamento parla chiaro e per tale negligenza l'articolo 2.4 del Codice sportivo antidoping prevede una squalifica da uno a due anni per mancata reperibilità. Una leggerezza imperdonabile, che molto probabilmente costerà cara alla nazionale di canottaggio, da dieci giorni in raduno al secondo collegiale di Sabaudia per preparare le qualificazioni olimpiche. Una vicenda quindi che potrebbe compromettere un'eventuale partecipazione dell'otto ai Giochi di Rio. Senz'altro la prima Olimpiade di Abbagnale jr è già sfumata, a meno di colpi scena.Intanto però il figlio d'arte cerca di recuperare dall'ingenuità. Il 22enne campano già campione del mondo nel "due con" ai Mondiali coreani di Chungju nel 2013, ha dichiarato al sito della federazione di aver ricevuto la telefonata del controllore antidoping mentre stava rientrando a Sabaudia da Roma, dove si era fermato per una visita medica di routine. Ma il giovane si è recato nel luogo prefissato per il controllo oltre l'ora di tempo consentita, giustificando il ritardo di quindici minuti con un'incidente che gli era capitato sulla statale Pontina, nel tragitto verso la sede del ritiro di Sabaudia. «Ho ricevuto la telefonata del controllore antidoping e, consapevole della sanzione in cui potevo incorrere, sono rimasto in contatto costante col medico». Poi prosegue il suo racconto: «All'altezza di Latina, con la ruota destra ho preso il ciglio della strada e l'auto nello sbandare si è bloccata. Non sapendo cosa fosse accaduto, e in preda all'agitazione sono riuscito a fermare un carro attrezzi che transitava in quel momento. Solo dopo alcuni tentativi il meccanico è riuscito a rimettere in sesto l'auto. Gli ultimi trenta chilometri sono stati i più lunghi della mia vita, tra dossi e limiti di velocità. Ma è stato tutto vano». A quanto pare, anche il traffico della Pontina ha congiurato nella vicenda.Comunque il figlio di Giuseppe (campione olimpico a Los Angeles '84 e Seul '88 nel due con assieme al fratello Carmine e portabandiera a Barcellona 1992) continua ad allenarsi nella speranza che gli organi preposti possano chiudere un occhio sulla vicenda, considerando il fatto che da tre anni a questa parte Vincenzo non ha mai riscontrato problemi nei quindici controlli precedenti. Basterà per sistemare la faccenda? All'antidoping l'ardua sentenza.