Abbiati: "La classifica mi fa piangere". Il Cav: "Ora ci penso io"

Il portiere: "Vincere questo derby serve più al Milan". E il presidente: "Torno a occuparmi in prima persona"

Il regalo di Natale al suo Milan lo ha promesso già da qualche settimana, ma Silvio Berlusconi a ogni occasione lo scarta e impacchetta come nuovo. «Ho già detto ai giocatori che tornerò ad occuparmi della squadra in prima persona per rilanciarla in campionato ed in Champions», ha detto il presidente rossonero l'altra sera ai parlamentari di Forza Italia. Il tutto infiocchettato con uno dei temi più cari: «Ho preso il Milan che era in serie B e con me è diventata la squadra più titolata al mondo». Che tutto questo nel futuro immediato si tramuti nella terza “visita” a Milanello in dieci giorni è una possibilità. Perché alle porte c'è il derby con l'Inter e le precedenti apparizioni presidenziali in ritiro avranno anche prodotto solamente due pareggi, ma dal peso specifico assoluto. Lo 0-0 con l'Ajax ha significato ottavi di Champions League, mentre il 2-2 con la Roma è stato un'iniezione di fiducia per la squadra. Lo conferma anche Cristian Abbiati: «C'è rammarico perché contro i giallorossi potevamo vincere. E' la conferma che la reazione c'è stata». Proprio in una delle sue visite Berlusconi si è intrattenuto a parlare con il portiere che però mette l'omissis sui “consigli” presidenziali: «Sono cavoli miei…», scherza. Si fa subito serio quando si parla del derby: «Abbiamo più bisogno noi della vittoria», anche se su questo non aiuta l'unico precedente di Mazzoleni, designato per domenica sera, che arbitrò anche la sfida dello scorso febbraio finita 1-1. Un messaggio ai cugini, un invito ai compagni perché è ora di cambiare marcia: «Soffro troppo. La classifica l'ho guardata solo una volta, mi veniva da piangere». Abbiati resta comunque realista perché con i tre punti della stracittadina «farei delle belle feste, ma non parlerei di riscatto». Infatti non servirebbe certo a raddrizzare il bilancio di una prima parte di stagione «peggiore anche dell'anno scorso, sicuramente non da Milan. Ci manca la vittoria in campionato». E' quindi un derby da ultima difesa. E qui le note dolenti sono sia rossonere che nerazzurre perché i troppi gol incassati sono il cruccio di Allegri e Mazzarri, rispettivamente a quota 25 e 21 gol subiti. Entrambe arrivano all'appuntamento con il passo del gambero: un successo nelle ultime cinque partite. Abbiati non si nasconde: «E' una questione di equilibrio perché oggi non puoi permetterti che alla fase difensiva non partecipino due o tre giocatori. Bisogna difendere tutti, a partire dagli attaccanti». Il portiere dei record in fatto di presenze in rossonero sa che non c'è più tempo da perdere: «Speriamo di ripetere la rimonta della passata stagione». Spera soprattutto nel centesimo gol di Kakà, ma per scaramanzia non lo dice (con tanto di toccatina) in una vigilia che gli sta spezzando l'anima. A partire dalla possibilità di un derby senza curve con la Nord chiusa dal giudice sportivo. In attesa che oggi si decida sul ricorso dell'Inter c'è fermento tra le due tifoserie. E per garantire l'ordine pubblico il prefetto potrebbe riaprire il settore nerazzurro. Ipotesi già circolata ieri, ma smentita. Abbiati sulla questione ha le idee chiare: «I cori razzisti sono da punire, ma i cori territoriali? Da anni ci sono questi sfottò. Ovunque vado mi dicono polentone… Non me lo posso immaginare un derby senza curve». Inconcepibile per l'anima del portiere, tormentata anche per le vicende sul calcioscommesse che hanno travolto gli amici Gattuso e Brocchi: «Metto la mano sul fuoco per loro…». E a ragion veduta: «Ho seguito, letto tutto e ascoltato la conferenza stampa del pm… Peccato per la loro immagine». Il derby era anche la loro partita, per Abbiati lo è ancora. Forse per poco visto il contratto in scadenza a giugno: «Se il Milan dice basta, Abbiati dice basta. Io sono a disposizione, ma non è detto che debba fare il titolare sempre. Quando non firmerò il nuovo contratto con il Milan, non farò come altri: smetterò». Intanto da giocare c'è il derby di Natale, che non è quello Champions e nemmeno quello scudetto, ma vincere domenica farebbe comunque felici e renderebbe più dolce il panettone, parola di Abbiati.

Commenti
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gzorzi

Ven, 20/12/2013 - 10:27

Se ci pensa lui come ha pensato all'Italia, siamo in una botte di ferro.

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marino.birocco

Ven, 20/12/2013 - 10:59

Sarebbe come dire "GHE PENSI MI" , purtroppo l'ha già detto altre volte , con dei risultati a dir poco scandalosi.

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Dreamer_66

Ven, 20/12/2013 - 11:15

Se si tratta di tirare fuori i danè da investire nella squadra, ben venga. Per il resto... lascia perdere.

yulbrynner

Ven, 20/12/2013 - 11:42

berlusca' caccia i dane' altrimenti.....serie b ehehe

linoalo1

Ven, 20/12/2013 - 11:46

No Silvio!Le parole o i soldi non bastano!Se vuoi far rinascere il Milan,devi dimetterti Tu e tutto lo staff anziano!Galliani per primo!Ti sei mai chiesto perché il Milan ,venti anni fa,era così forte?Quanti anni avevate a quei tempi?Ed allora!Largo ai giovani!I Vecchi si limitino a guardare ed a,se del caso,consigliare!So che è triste!Ma,purtroppo,il tempo passa per tutti!Sarebbe troppo bello poter tornare indietro nel tempo!Dietro di noi,c'è una folla di giovani che spinge per prendere il nostro posto!Lasciamoli avanzare!Lino.

giorgio solda'

Ven, 20/12/2013 - 13:46

Non si puo' criticare il Presidente e l'A.D che hanno fatto grande il Milan. Se la Societa' fosse uno SPA , si potrebbe allora pensare ad un cambio senza pero' rinnegare il tantissimo di buono fatto negli anni. Non essendo una SPA nolenti o volenti dobbiamo accettare il volere della proprieta'. Comunque in ogni caso FORZA MILAN. Viva l'Italia.