Abbonamenti, la crisi corre in tribuna

Abbonamento sì, abbonamento no: sono in tanti in questi giorni a sfogliare la margherita. E tutti, o quasi, si chiedono se vale la pena di correre ad abbonarsi per il prossimo campionato quando le tv propinano immagini di prima-durante-dopo, insomma di tutto e di più, standosene comodamente seduti sul divano di casa e senza litigare con la moglie per dover essere puntuali allo stadio. La fatidica tessera che permette di seguire la squadra del cuore in tutte le partite interne, una sorta di status symbol per il tifoso doc, ha perso da un pezzo l'appeal e, senza andare al calcio in bianco e nero quando gli stadi erano sempre pieni, ora è la televisione a farla da padrona: Sky, Rai, Mediaset fanno vivere la partita in tempo reale, oltre alla pletora di tv private che già la domenica sera somministrano massicce dosi di football e opinioni.
I club di serie A registrano il segno meno davanti al numero degli spettatori e degli incassi (-22,4 milioni di euro, l'8,3% del totale nel 2010-'11 rispetto alla stagione precedente) e non sanno più cosa inventarsi per portare le famiglie allo stadio: chi abbassando a dismisura i prezzi degli abbonamenti, chi alzandoli, alla faccia dell'austerità e della crisi economica. C'è chi ha la fortuna di avere il terzo anello (Milan e Inter) e là dove osano le aquile e sembra di giocare al calciobalilla tanto sono lontani e piccoli i giocatori, si può anche fare un prezzo stracciato: 160 euro i rossoneri, 190 i nerazzurri che però giustificano la maggior spesa offrendo ai propri tifosi non solo le partite di campionato, ma anche quelle di Europa League e di coppa Italia. Fa un certo effetto vedere invece l'esosità della Juventus nei confronti dei propri aficionados più caldi perché le curve dello Juve Stadium costano addirittura 390 euro. D'accordo che la struttura dell'impianto bianconero è ben diversa (e migliore) rispetto al Meazza, ma il malumore tra gli ultrà juventini è crescente, con comunicati di fuoco, dei Viking in particolare che stigmatizzano l'impennata del 42% rispetto ai prezzi dello scorso campionato. Poco conta che le Società applichino sconti per donne, under 14 e over 65, ma spesso queste agevolazioni si riferiscono soltanto al primo anello e alle tribune (le milanesi), mentre da seguire l'esempio della Roma che offre l'abbonamento in curva ai tesserati delle scuole calcio giallorosse a soli 105 euro e della Lazio (a partire dal 18 luglio) che proporrà l'abbonamento Cucciolone al prezzo simbolico di un euro, valido per tutti i settori, che permette di assistere a 15 partite (escluso derby, Juve e le milanesi). Bene l'Atalanta che non solo abbassa i prezzi agli abbonati, ma offre loro anche il bus gratis per raggiungere lo stadio (così il traffico si decongestiona) e buoni sconto presso gli iper della zona. E bene anche il voucher per le prime 10 partite casalinghe introdotto da Sampdoria e Pescara (ma gli abruzzesi hanno raddoppiato i prezzi rispetto allo scorso campionato) perché si abbassa l'esborso iniziale, dilazionando il pagamento della seconda tranche di 9 partite così, in base all'andamento del campionato, gli incassi successivi saranno conseguenziali. Il Chievo ha le tariffe più basse di tutti, donne e over 60 a 95 euro, universitari a 90 euro, under 20 a 70 euro e under 15 a 35 euro, insomma quelli che ne sborsano 165 sono davvero pochi. Ma ancora meno sono coloro che assistono alle partite dei clivensi che hanno la peggior media spettatori dell'intera serie A. Le risultanze dei primi giorni sono abbastanza preoccupanti la disaffezione è palpabile ma al momento opportuno il tifoso salta fuori: al cuor non si comanda.