Alaphilippe, il moschettiere sempre più giallo I nemici sul Galibier fanno tutti il suo gioco

Trionfa il redivivo Quintana, mentre non c'è strategia tra Bernal e Thomas

Valloire Lo vogliono fare nero, ma Julian Alaphilippe resta in giallo. Alla faccia di chi lo vorrebbe veder accasciato sul manubrio, a sputare bile, con gli occhi fuori dalle orbite. Invece è il francesino sempre in piedi a vincere una tappa che però nella sostanza finisce nel palmares di Nairo Quintana, il colombiano più enigmatico di sempre, che dopo aver in pratica perso il Tour sui Pirenei, prova a raddrizzare il tiro nel primo tappone alpino.

Tappone deve essere e tappone è: grande il vincitore, che si risveglia dal torpore e si ritrova nelle vesti di Nairo Quintana. Quello vero. Il copione è perfetto: fuga da lontano e attacco deciso sul Galibier. Fine dei discorsi.

Quello di ieri per il colombiano è il terzo centro al Tour, che l'ha aiutato a rimettere a posto una classifica che era a dir poco deficitaria (ieri mattina 12° a 9'30 dalla maglia gialla, adesso 7° a 3'54).

Ma il vero protagonista di giornata è ancora una volta lui: Julian Alaphilippe. Il signore in giallo esce ancora una volta indenne da un'altra giornata sulla carta pazzesca. Il francesino va alle corde soltanto in cima al Galibier. Barcolla, ma non molla. Gli Ineos lo mettono in mezzo: prima attacca Bernal, poco dopo Thomas: lui resta dietro, solo, ma non solitario. Non ha cattivi pensieri che lo accompagnano, ma soltanto buoni propositi. Paga qualcosa, ma recupera in fretta nella picchiata successiva in discesa. Vorrebbero gonfiarlo come un Sancho Panza, ma lui è un vero D'Artagnan, sorretto da orgoglio e classe.

L'unico che riesce per davvero, tra gli uomini di classifica, a guadagnare qualcosa è il giovane Egan Bernal, in virtù di un gioco di squadra dove sia lui che Thomas vogliono mettere in difficoltà chi guida il Tour. Il giovane colombiano porta a casa un risultato minimo: un secondo posto in classifica (a 1'30 dalla maglia gialla) che metterà ulteriore pressione a D'Artagnan.

Bravo anche Romain Bardet, uno dei grandi delusi da questo Tour, che prova a salvare il salvabile. Parte di primo mattino con 34 attaccanti e poi però non ha la forza di tenere il passo di Quintana sul Galibier: si consolerà con la maglia a pois di miglior scalatore. A tale proposito, buon bottino di punti anche per il nostro Damiano Caruso, in fuga tutto il giorno, il siciliano transita per primo sul mitico Izoard. Adesso è terzo nella classifica dei grimpeur, a pochi punti da Bardet e Willems.

Oggi si arriva a Tignes e c'è chi pagherà il conto (leggi fatiche). C'è da scalare l'Iseran (la montagna più alta del Tour, a 2770 metri). Quintana avrà voglia di attaccare ancora? Bernal e Thomas completeranno il lavoro? Pinot e Kruijswijk vogliono banchettare ancora o sono già alla frutta? Alaphilippe sembra un imbucato, ma rischia davvero di far pagare il conto agli altri.