Alex come Hateley E il Milan si aggrappa al treno Champions

La curva evoca un gol di 30 anni fa e il brasiliano lo confeziona. Sinisa aveva parlato di ultima occasione. Sfruttata

Profetica, per una volta, la coreografia della curva milanista che raffigura uno storico derby dei tempi bui del Milan di Farina deciso da una capocciata di Hateley, saltato mezzo metro sopra Collovati, il traditore della patria per quelle stagioni. Su uno di quei vellutati cross di Honda, uno dei tanti che spuntano dal binario, tocca ad Alex fare l'Hateley e saltare oltre Santon per infilare con una girata violenta, di testa, l'angolo scoperto di Handanovic. A quel punto si sprecano i ricorsi storici, a proposito dei brasiliani di Milanello che hanno spesso illuminato a giorno il derby di notte di Milano. Ogni riferimento però a Serginho, Ronaldo (quello vero), Kakà, Leonardo è però vietato espressamente dal buon gusto. A quel punto per riannodare il filo della storia con la cronaca di quest'altro derby, di pochi spunti tecnici e di molte proteste, troppe fino a rendere l'arbitro un fuscello trascinato dalla corrente del fiume, è il caso di passare dalle scelte di Mancini (poi espulso) che sono quelle discusse di sempre, una sorpresa dietro l'altra (fuori Icardi, dentro Santon, schieramento a specchio col 4-4-2 di Mihajlovic) nel tentativo di squadernare il rivale. E invece, senza volerlo, finisce con l'aiutare il Milan e il suo antico sodale a indirizzare la sfida secondo gusti e vocazione italianista. Certo, la sua Inter irriconoscibile riesce anche a sbattere contro quel palo centrato da Icardi, appena entrato, sul rigore suggerito da Calvarese in versione addizionale (più preciso di Damato nelle due occasioni decisive) ma a metà della ripresa si ritrova al tappeto stordita e annichilita da un altro paio di velenosi contropiede che fanno a fette la mitica difesa neroazzurra, creando panico e discordie pubbliche tra Murillo e Brozovic, sull'orlo di una crisi di nervi. E così, alla fine, sul treno, metafora della vigilia rossonera, passato dalle parti di San Siro, può salire, a buon diritto e con biglietto di prima classe Mihajlovic. Il suo calcio è questo e non pretende di dare spettacolo, di comandare il gioco e il campo, semmai solo di cogliere le occasioni propizie per ritirarsi come un serramanico nella custodia d'acciaio per poi scattare e insanguinare qualsiasi difesa, che sia quella della Fiorentina o quella celebrata dell'Inter. Se non si pretende altro da questo Milan, molto operaio e che accenna a una timida scalata, allora anche Sinisa può ritagliarsi qualche serata di gloria come gli è capitato ieri sera, dopo aver patito per lunghe settimane, per mesi, il distacco dall'Inter, il primato dell'Inter, le lodi per l'Inter, il successo dell'Inter nella sfida di settembre. Adesso l'armata di Mancini in ritirata dalla cima della classifica è davanti di soli 5 punti che non sono poi un distacco enorme e può cominciare a vedere il mondo dalla parte giusta. Magari sconfiggendo quel pessimismo cosmico di cui parlò Boateng nelle ore più vicine alla sfida. Così finalmente, dopo lo squillo di Menez, il Milan si riprende il derby di Milano e forse anche un po' del futuro che può diventare il trampolino di lancio per tornare a riveder le stelle. Peccato solo per Balotelli che invece di partecipare al trionfo scherza con Medel fino a rischiare una rissa.

Commenti

Tadoric39

Lun, 01/02/2016 - 14:49

Bene, il Milan operaio mi piace molto, marca alto, tutti si danno da fare, nessuno tira il piedino indietro. Finalmente, si può ben dire, era ora che si svegliassero tutti quanti, compreso Honda, ma spero, non solo perché c'era l' Internazionale davanti.