Allegri, che voglia di triplete "Ora Coppa, poi Champions"

Max vuole tutto: "Prima della finale di Berlino dobbiamo prenderci il trofeo italiano Il Barça? È quasi impossibile giocarci contro, ma noi siamo consci della nostra forza"

Undici milioni di euro. Sono il surplus di proventi economici che entreranno nelle casse bianconere dopo l'impresa di Madrid. Ma Gigi Buffon, che tornerà il 6 giugno a Berlino dopo nove anni dalla vittoria della Coppa del Mondo, guarda già avanti e alza l'asticella: «Senbrava uno scherzo del destino e invece è andata come auspicavamo. Sono orgoglioso dei miei compagni, ma non dobbiamo andare là a fare i turisti. Di finali di Coppa dei Campioni non se ne giocano tante, bisogna vincerle». Il portiere c'era dodici anni fa, nell'ultima volta dei bianconeri, quando la sua Juve fu trafitta ai rigori dal Milan a Manchester.

Una partita da leggenda, fatta di sofferenza, fatica, orgoglio. Cinque anni dopo il trionfo dell'Inter al Bernabeu, tocca ai bianconeri. «Alla squadra non ho niente da dire per quello che ha fatto stasera e in generale per tutta la stagione - così Max Allegri -. Raggiungere la finale di Champions è un motivo di soddisfazione, è stata una bella partita dal punto di vista tecnico, bisognava giocarla per forza senza difenderci. Nel primo tempo si poteva fare meglio, ma contro un Real che ha giocato in maniera molto diversa rispetto all'andata non era facile, e nel secondo abbiamo avuto due o tre situazioni di contropiede limpide. Giocare qui non era facile, ci voleva coraggio e bisognava limitarli. Il Barcellona? Ora come ora è quasi impossibile giocarci contro, ma in una partita secca può accadere di tutto. Loro hanno tre giocatori lì davanti stratosferici, noi siamo consci delle nostre possibilità. Ma prima voglio la Coppa Italia (la finale con la Lazio è stata anticipata al 20 maggio, ndr) e poi penseremo alla Champions».

L'eroe della serata è l'ex Alvaro Morata che ha segnato sia all'andata che al ritorno. Ma alla fine era dispiaciuto per i fischi del Bernabeu mentre lasciava il campo per lasciar spazio a Llorente. «Era una situazione molto difficile per me, non ho esultato sul gol, ho fatto solo il mio lavoro, ora gioco per la Juve e voglio solo sognare - così l'attaccante spagnolo, nato nel quartiere del Prado dove è ubicato l'hotel Mirasierra, quartier generale della Juve nella trasferta madridista -. A chi dedico il gol? Alla mia famiglia, alla mia ragazza, ai miei amici e al mio procuratore che ha vissuto un'estate difficile». Morata? Cercheremo di tenerlo con noi, abbiamo buoni rapporti con il Real - sottolinea il dg bianconero Marotta -. I meriti della società? Noi proviamo a supportare al meglio la squadra con le scelte sul mercato. Se possiamo vincere la Coppa? Dipende da tanti fattori come la fortuna, nella Liga ci sono ancora due giornate e quindi il Barcellona avrà ancora da faticare, mentre noi potremo gestire di più le forze. Se siamo inferiori sulla carta e sfavoriti dal pronostico, ce la giocheremo comunque».

Carlo Ancelotti è deluso e il suo futuro al Real sembra segnato: «La società farà le sue valutazioni a fine stagione. Per quanto riguarda la partita di ritorno, è stata ben giocata con tutto lo sforzo possibile. Abbiamo preso un gol su rimpallo e palla inattiva, non devo rimpiangere niente, potevamo essere più fortunati e precisi nelle conclusioni. Se dobbiamo rimproverarci qualcosa, è per la sfida di andata».

Complessivamente, i supporter bianconeri al Bernabeu erano quasi cinquemila: una goccia nell'oceano, ma che si sono fatti sentire nella bolgia del Bernabeu. Da segnalare anche qualche tafferuglio tra i tifosi della Juve e la polizia spagnola prima della partita. Secondo quanto ha riferito il giornale As on line, le forze dell'ordine della capitale madrilena sarebbero dovute intervenire per tenere sotto controllo le intemperanze di un gruppo di sostenitori juventini nei pressi dello stadio.