Allegri e Sarri, gli euro resuscitati

Non lo ammetteranno mai, ma erano già finiti sul banco degli imputati. E, nel caso in cui le cose fossero andate male in coppa, si erano magari pure loro immaginati chissà quali polveroni. Invece, prima la Champions e poi l'Europa League hanno rivitalizzato la Juventus e il Napoli. Soprattutto, hanno placato i malumori di chi aveva già messo nel mirino Allegri e Sarri. Due tipi pacati, due allenatori cresciuti in provincia dove le tensioni ci sono pure, ma certo non amplificate come a Torino e Napoli. Due che, battendo Manchester City e Bruges, si sono riaccreditati agli occhi dei tifosi e di certa critica. Allegri, pur avendo vinto lo scudetto l'anno scorso, rimane per molti «uno che ha solo proseguito il lavoro di Conte»: come se poi sia stato facile prendere una squadra (scossa) a metà luglio e pilotarla in finale di Champions oltre che ai successi in campionato e Coppa Italia. Quanto a Sarri, ha allenato più di Allegri nelle «minors» e lo scorso campionato ha allestito un vero capolavoro a Empoli: non è cinematografico, ma De Laurentiis lo ha scelto lo stesso e lui - napoletano di nascita - ha piazzato il suo faccione da impiegato su una panchina a dir poco difficile. Maradona (niente meno) lo aveva definito «non da Napoli» alla vigilia dell'esordio europeo: «Le sue critiche? Ma io sono onorato che lui mi conosca, è stato un mio idolo», aveva risposto lui. Con classe, godendosi poi il pokerissimo inflitto ai belgi dando una lucidata alle sue origini: «Ho giocato, alleno da una vita, non sono qui per caso. Mi chiamano ancora l'ex impiegato, come se fosse una colpa aver fatto altro». Ha mandato (per ora?) in soffitta il 4-3-1-2, allargato Callejon e Mertens proponendo un 4-3-3 aggressivo: «È la vittoria della svolta». In pratica, le stesse parole utilizzate da Allegri nel post vittoria di Manchester, quando poi si era difeso «e non dimenticate che ci alleniamo al completo da una settimana». Allegri che, pizzicato da Marotta («l'allenatore dovrà essere bravo a stimolare il gruppo, non possiamo cullarci sulle vittorie passate»), aveva anche fatto autocritica («a Roma, dove siamo stati in balia dei giallorossi per settanta minuti, ci ho messo del mio») salvo poi prendere il coraggio a due mani e schierare lui pure oltre Manica una Juve coraggiosa, targata 4-3-3. Ora non resta che proseguire sulla stessa strada: dicendo grazie all'Europa.

Commenti

Luci60

Sab, 19/09/2015 - 09:58

vincenti in europa perdenti in italia i casi sono due:o il livello si e abbassato in europa o si e alzato in italia