Allegri, non c'è pace: squalificato un turno

Il tecnico ha insultato l'arbitro, al suo posto tassotti. "Ho soltanto detto: siete in sei e fate questi errori..."

Una grana al giorno. Se mai ci fosse bisogno di una conferma del periodo no del Milan, ecco la notizia, inattesa, della squalifica per un turno del tecnico Massimiliano Allegri. Che lascia di stucco l'interessato, determinato a smentire di aver rivolto «espressioni ingiuriose» all'arbitro Celi, accreditando invece la tesi di proteste di natura tecnica («siete in sei e fate questi errori...»). Dalla sua anche i precedenti: nei due anni di Milan, Allegri ha scontato solo una giornata effettiva di squalifica, altre due furono tramutate in ammenda. Di qui l'atto di fiducia da parte del club che ha investito del contenzioso l'avvocato Cantamessa preannunciando il ricorso con urgenza per ottenere la riforma del provvedimento. Riforma tutt'altro che scontata visto che l'arbitro Celi dovrebbe modificare la portata delle frasi attribuite ad Allegri. A Udine, come mostrano le immagini tv, il tecnico è rientrato al volo negli spogliatoi: l'incrocio è avvenuto più tardi, presumibilmente dinanzi a qualche testimone.
Con il livornese squalificato, toccherà a Mauro Tassotti dirigere dalla panchina il Milan contro il Cagliari domani sera: è il suo collaboratore principale, il più fidato e leale e anche il più preparato, tra i due la sintonia è totale (a proposito: l'ultima sulla lite con Inzaghi è di Sandro Nesta dal Canada, l'ha definita «una bambinata»). Non ci sarà bisogno di chissà quale risorsa tecnologica per decidere piani tattici e cambi in corsa. Tre sono gli scontati ritorni: De Jong, Bonera e Antonini. Uno il recupero dalla panchina: Robinho. Possibile il lancio dal primo minuto di Bojan per rendere più affidabile l'attacco, il vero limite di queste settimane. Scontata l'esigenza di esorcizzare San Siro e dare una sterzata alla stagione e alla classifica sempre più deprimente. Da 71 anni addirittura il Milan non ha infilato una partenza di torneo così rallentata mentre è curioso risalire alla stagione del ritorno di Fabio Capello da Madrid per scoprire che allora il bottino in classifica fu ancora più misero, 2 punti. La differenza tra i due scomodi precedenti è una sola: con mascellone la squadra alla fine si piazzò al decimo posto e perse anche la finale di coppa Italia, nel '40-'41 invece riuscì ad arrivare al terzo posto.
Attese, e perciò scontate, le squalifiche di Zapata e Boateng sul conto del quale è doveroso aprire una parentesi. Tra i tanti difetti scoperti sul Milan del presente, il rendimento a scartamento ridotto di Boateng è il più vistoso. È stato criticato, censurato, sostituito, messo in panchina senza riuscire a ottenere il cambio di passo indispensabile per dare una mano al gruppo in evidente difficoltà. Qualche tempo fa fu messa sotto processo la sua vita privata e la relazione con Melissa Satta, adesso che la relazione è diventata stabile e serena, è in discussione il contributo alla causa. E anche la mancanza di umiltà e di equilibrio durante la partita. Troppi e ripetuti alcuni falli, seguiti da proteste eccessive, che gli hanno procurato il castigo degli arbitri. Certo, a Udine, il secondo fallo non era da giallo ma prima, su Pinzi, aveva rischiato il rosso.

Commenti

Gerenio

Mar, 25/09/2012 - 13:27

Analisi impietosa ma - purtroppo - corretta. Continuo però a chiedermi come il presidentissimo e l'osannato imperatore del mercato, che tacciono sui programmi futuri e confermano che la squadra è competitiva e l'allenatore degno di fiducia, riescano ancora a credere di fare fessi i noi tifosi. Risistemare il bilancio è stato giusto e sacrosanto, ma prendere per i fondelli chi si svena per comperare l'abbonamento (allo stadio o alle TV a pagamento) è veramente inqualificabile.

paolodb

Mar, 25/09/2012 - 14:23

Credo che Gerenio abbia toccato il punto. Il calcio italiano (europeo) è in difficoltà, sceicchi a parte; il Cav è stato dissanguato dalle toghe e il giocattolo-Milan non gli serve più per i suoi affari. Sarebbe bello se lo si ammettesse, invece di rilasciare dichiarazioni a metà tra il ridicolo ed il penoso come quelle di Galliani sul Milan squadra da scudetto. E' una questione di rispetto verso i tifosi.