Alonso e Domenicali: «Noi ok, Mercedes meglio»

È come nelle barzellette. Solo che non ci sono italiani perché la F1 da un paio di anni ha abolito l'homo italicus dalle corse quasi fosse vietato per regolamento. Fatto sta, ci sono un tedesco, uno spagnolo e un inglese. Il primo, Vettel, dice «non siamo veloci per niente». Il secondo, Alonso, dice «non siamo dove avremmo voluto essere». Il terzo, Hamilton, non dice, semplicemente ringrazia già il team «per questi test meravigliosi...». Frase rivelatrice dello stato di forma e la serenità Mercedes nonostante gli intoppi al cambio di ieri mattina. La monoposto uber alles ha infatti concluso l'ultimo dei 12 giorni di test invernali di nuovo davanti a tutti. Un team pieno di felici e contenti visto che le noie avute restano minime rispetto a quelle di altri. Vale per loro e vale più o meno per tutti i team motorizzati uber alles: vedi Williams in primis e McLaren e poi Force India. Anche ieri, dopo aver svettato con Felipe Massa sabato, dietro ad Hamilton c'era una monoposto di sir Frank, quella di Bottas. Segno che la nobile decaduta inglese ha tutta l'intenzione di tornare in alto (in settimana la presentazione con i colori Martini). Non a caso Felipe ha detto chiaro e tondo «il 16 a Melbourne spero di andare a podio e magari di vincere».
Sogni quasi in grande per la Ferrari e Alonso (Raikkonen no, perché Raikkonen non sogna mai, ci mancherebbe). Sogni ma piedoni ben fissi a terra. «Avrei voluto fare più giri» dice infatti lo spagnolo riferendosi al tempo perso ieri per la sostituzione della trasmissione. La certezza di aver fatto un buon lavoro (337 tornate, pari a 1,823km nell'ultima sessione) va però a braccetto con la consapevolezza che gli uber alles hanno lavorato ancora meglio. Sull'argomento, il team principal Stefano Domenicali non si nasconde: «Nei test invernali abbiamo percorso 4000 km, la Mercedes è vicina ai 5000, così pure la Williams. Questo vuol dire che loro si sono preparati meglio di noi. Vuol dire che c'è molto lavoro da fare ma che le basi da cui partiamo sono comunque buone».
E qui si apre il ricco e gustoso piatto delle incognite alla voce power unit (cioè motore ed ers insieme): perché la F1 del 2014 deve districarsi fra le maglie dei consumi e gli agguati dell'elettronica. Cento litri a Gp ma consumi liberi nei test possono infatti significare - è quel che sperano a Maranello - che magari Mercedes ha picchiato giù gran tempi però in gara dovrà darsi una regolata. In caso contrario sarà infatti dura contenderle da subito la vittoria. L'altra mega incognita è quella attorcigliata fra i 30 km di cavi che avvolgono ogni monoposto. Surriscaldamenti vari, centraline, il motore elettrico del kers e quello legato al turbo (l'Mgu-H), tutta questa filiera elettronica di incognite potrebbe nascondere trabocchetti e guai. Ne sanno qualcosa i motorizzati Renault e soprattutto regina - o ex regina - Red Bull (nei guai anche la Lotus). «Abbiamo buttato via 10 dei 12 giorni di prove» ha detto chiaro e tondo Helmut Marko, capo occulto del team in crisi per questa monoposto che mago Newey ha disegnato troppo snella e con la carrozzeria a filo motore che non respira e s'infiamma. Vettel è disperato, ieri era a 4'' da Lewis: «Ci manca velocità, ma abbiamo problemi anche più grossi» ha detto. E oggi il team campione resta in Bahrein per sfruttare i filming day: i 100 km di prove mascherate da esigenze pubblicitarie concesse ad ogni team. Sa di mossa disperata. Come quella della Renault che surriscalda troppo e avrebbe tentato invano di rinviare di due mesi il congelamento tecnico dei motori in vigore, come da regolamento, dal primo di marzo. E come quella della stessa Red Bull che, dopo aver criticato il raddoppio dei punti nell'ultimo gp, ha chiesto, inutilmente, di estenderlo alle ultime 3 gare. Punteggi gonfiati sul finire avrebbero fatto comodo visto che il suo mondiale inizierà in salita e Newey sta già lavorando a una versione B della monoposto. C'è chi la chiama mancanza di stile e chi usa ben altra e colorita immagine.