Alonso: «Io sempre cosciente Solo colpa della macchina»

Lo spagnolo: «Il volante era duro però non ci sono dati che lo confermino» Malore? Sterzo? Ma la Fia dà l'ok medico. E la McLaren corre lo stesso

Molto bene. Ci prendono per i fondelli. Da Circus, la Formula uno si è trasformata in Colorado café . Per cui battute, gag e scherzi non a parte. Come quello di Fernandone Alonso e la McLaren e l'incidente nel test del 22 febbraio e il mistero e la scossa e il vento e la perdita di memoria e il risveglio e «sono Ferdi e corro nei kart e un giorno vorrei arrivare in F1...». Macché. «Non mi sono svegliato pensando di essere nel '95 o parlando italiano, o cose del genere. Ricordo l'incidente, e ricordo le cose del giorno successivo», ha detto lui ieri nel mega incontro a Sepang. E questo è vero. Perché l'amnesia è durata un giorno e ha scordato temporaneamente qualche anno, non una vita intera. L'abbiamo sempre scritto. Solo che a Sepang Fernando non si è limitato a dire questo. Ha poi dato la colpa al volante. «Ho avuto un problema allo sterzo che si è bloccato sulla destra, ho scalato, frenato ma purtroppo i dati non ci dicono cosa sia successo. Non c'è una risposta, forse la troveremo, forse no...».

Ma come? Ma guarda che coincidenza... La telemetria di solito racconta tutto però sciopera in quella particolare e importante area della vettura meglio nota come “volante”. Lì è terra di nessuno. Se ti resta in mano lo sterzo mica lo sai il perché. Suvvia, facciamo finta di credergli. Facciamo finta che non sia stato un malore o un momento di temporanea perdita di sensi che ha un nome e un cognome e però la tutela della privacy sanitaria impone di lasciarlo solo immaginare. Facciamo finta che d'un tratto Fernando si sia per davvero trovato fra le mani non un volante bensì un tronco d'albero e non sia riuscito a impostare quella curva. Tanto più presa a bassa velocità visto che lui stesso, bocciando la balla del vento fra le cause, dirà che «nemmeno un uragano avrebbe potuto spostare la mia macchina a quell'andatura». Pilota e squadra ci dicono anche che le rilevazioni del caso sono state fatte ma non si è trovato nulla di anomalo che spiegasse quel volante trasformato in ceppo. E compagno Button va oltre: «Le cause dell'incidente non stanno nella monoposto».

In uno sport normale, visti i troppi dubbi, fermerebbero Alonso e la McLaren. Invece via, tutti in pista. E gli altri piloti non dicono bah. Felipe Massa porta ancora stampato in fronte il segno di una molla da un chilo persa dalla Brawn Gp nelle qualifiche di Budapest 2009. Cosa accadrebbe, per stare solo all'ultima balla, se lo sterzo-tronco si ripresentasse in pieno duello a 300 all'ora... chessò... mentre Vettel e Raikkonen stanno doppiando Fernando?

Non è serio. Comunque si rigiri questa frittata di bugie e superficialità e interessi e connivenze e convenienze, la sensazione grande è che la F1 sia uno sport deregolamentato alla voce uomo. Non è serio da parte dei medici Fia aver ieri dato l'ok basandosi solo sulle attuali condizioni sapendo che permane il dubbio del malore all'origine. Così come non è serio da parte del pilota e dall'entourage aver raccontato troppe frottole. Ieri Fernando ha ammesso che «parte della confusione era frutto della tensione iniziale, perché io ero in rianimazione e si è un po' tentato di indovinare le cause... vedi il vento». O vedi le ultime favole come quella per motivare la perdita di conoscenza e quelle cose lì. «Sono stato perfettamente cosciente fino all'ambulanza o forse ero in clinica, i dottori mi hanno detto che è una normale reazione ai farmaci che vengono dati durante l'elisoccorso...».

Non se ne viene fuori. Se è un malore potrebbe ripetersi. Se è lo sterzo che diventa tronco potrebbe ripetersi. Però bene così, è tornato il pilota mito e corrono tutti felici, contenti e disinformati. Di più. «Mi fido ciecamente del team» assicura lui, «per un mese hanno esaminato tutto, credo sia l'auto più sicura della storia... e io il pilota più controllato». E tutti a ridere. Su Colorado café .