Le altre sfide Bene Ancelotti e Mou, male Spalletti e Mancini

Giorni tafazziani per i vecchi cuori milanisti. Non bastavano i gol in campionato di Gilardino, Maxi Lopez, Cassano e Ze Eduardo, ex dipendenti o in prova gratuita del club. Ci si è messa anche l'Europa con la perfidia parigina, due gol firmati da tali Ibrahimovic e Thiago Silva, uno di un certo Huntelaar, e allora i primi tre quarti d'ora e la notte ha registrato un pieno di antiacidi con allegata depressione galoppante. Tutto nel giro di tre giorni, roba che consiglierebbe di pensare al curling. Ma questo è il calcio, si dice e si scrive, questi sono gli scherzi, non a parte, bisogna saper prendere su e portare a casa, verranno giorni migliori. Mentre a Milano si andava di rosario in Francia hanno vissuto una serata da belle epoque.
Il Paris s'amuse, il Parigi si diverte, titola l'Equipe che fa il cocoricò secondo stile e presunzione franzosa, Ancelotti, finalmente, se la gode come un emiro, gli ucraini di Kiev non la vedono mai, idem con patate per i russi di San Pietroburgo, la faccia di Luciano Spalletti è lunghissima per colpa della malagueña salerosa, due pugni in faccia e lo Zenit dei magnati russi finisce a terra mentre il Malaga balla.
Ma che dire del partitone del Bernabeu? Due special one, non in panchina ma in campo, Hart-Ronaldo, sfida continua, tiri micidiali, parate spettacolari. Mancini elegantissimo, in blazer blu e fazzoletto bianco al taschino, Mourinho più slabbrato, con il nodo allentato della cravatta e postura da cow boy con gambe aperte. Grazie ad Higuain il City non ha preso gol nel primo tempo, mentre da risate grasse è stata la rumba subita da Maicon, sì proprio lui, di fronte a Cristiano che lo ha pirlato a destra e a sinistra, costringendolo a uscire dal prato, con emicrania, nell'ultimo quarto d'ora. Al Bernabeu si è compreso, se ce ne fosse ancora bisogno, il gap o differenza esistenti tra il nostro football e il resto della comitiva continentale. Real Madrid e Manchester City hanno confezionato un prodotto di assoluta qualità, senza isterie e con qualche colpo maligno, contropiede italiano degli inglesi e cariche taurine degli spagnoli, alcune scelte tattiche e tecniche di Mourinho abbastanza singolari, fuori Ozil e Modric, niente fosforo e soltanto corsa, poi dentro entrambi, secondo usi e costumi del portoghese. Di contro Mancini ha capito che la sua squadra avrebbe dovuto leggere, studiare, imparare ed eventualmente prendere un bel voto, dicesi gol. Cosa pervenuta a venti minuti dalla fine, con una combinazione della piovra Tourè e la battuta di Dzeko, tutto in classico, italianissimo contropiede. Il pari di Marcelo è stato favorito dalla latitanza di marcatura inglese. Finalone da fuochi d'artificio, vantaggio Kolarov, pareggio Benzema, firma d'autore di Cristiano che per fortuna è triste, pensate se fosse anche allegro: fa 3 a 2, eruzione di Mou, si lancia in campo, si fa scivolare in ginocchio sul prato e passa all'incasso.