Ancelotti, una notte contro il passato Real E l'allievo Zidane vuol superare il maestro

Carlo ha portato la Decima a Madrid e sfida l'ex vice che va a caccia del bis

Solo sette uomini sono riusciti a vincere la Champions League sia da giocatore che da allenatore: due di questi, Zinedine Zidane e Carlo Ancelotti, si sfideranno stasera in una partita dai numerosi intrecci: gli ex Kroos e Xabi Alonso, l'oggetto del desiderio delle merengues Kimmich, ma soprattutto la sfida in panchina tra allievo e maestro. Tre anni fa Ancelotti e Zidane festeggiavano la conquista della tanto agognata decima Coppa Campioni/Champions League. Decima, che a Madrid mancava da 12 anni, grazie al 4-1 al cardiopalma contro l'Atletico, per un derby rimesso in carreggiata solo al minuto 93 grazie a Sergio Ramos.

Impossibile all'epoca ipotizzare che Ancelotti sarebbe rimasto una sola altra stagione alla guida dei blancos (Florentino Perez lo esonerò il 25 maggio 2015 parlando del bisogno di «nuovi impulsi per continuare a vincere»); lo era però ancora di più immaginare il suo vice, Zidane, alla guida del Real Madrid con il titolo di campione d'Europa in carica, e in procinto di conquistare quella Liga che manca dai tempi di Josè Mourinho. Fu proprio il portoghese a volere Zizou nei ranghi del Real con il ruolo di consulente speciale, chiedendogli una maggiore presenza a contatto con la squadra. Lo Zidane allenatore si è però formato con Ancelotti, accettando di fargli da assistente anziché tentare da subito l'avventura in proprio (il suo ex club, il Bordeaux, aveva già pronto un contratto), ripristinando così una partnership lavorativa già iniziata anni prima alla Juventus.

Con il Real Madrid Ancelotti in due anni ha vinto Champions League, Supercoppa Europea, Mondiale per club e Copa del Rey. Zidane ha già messo in bacheca i primi tre trofei, superato Luis Enrique nel record di imbattibilità nella Liga (40 partite senza sconfitte per Zizou contro le 39 del tecnico dei catalani) ma soprattutto ha saputo dimostrare di non essere un mero capriccio di Florentino Perez, né di occupare una delle panchine più prestigiose e pericolose del mondo solo per il nome.

La flessibilità e il pragmatismo tattico di Zizou sono tipicamente ancelottiani, così come lo sono il modulo di base (il 4-3-3 su misura per la BBC, Bale-Benzema-Ronaldo, mentre il predecessore Benitez usava il 4-2-3-1) e l'approccio morbido con il quale si è dimostrato abile a gestire uno spogliatoio pieno di stelle. Pace, tranquillità e pallone potrebbe essere il suo modo. Anche se, come Ancelotti, Zidane sa farsi sentire nei momenti che contano.

In 115 anni di storia solo una volta il Real Madrid è riuscito a espugnare il campo del Bayern Monaco. Accadde il 29 aprile 2014, quando i bavaresi di Guardiola furono travolti 4-0. Sulla panchina dei blancos sedeva Ancelotti, con Zidane accanto a lui. «Non sfidiamoli sul loro terreno», disse l'italiano, «ma difendiamo con il 4-4-2 e attacchiamo come sempre». E fu scacco al maestro catalano. Un'arma, quella del sapersi adattare al contesto e all'avversario, che Zizou si è rivelato capace di usare altrettanto bene. Per entrambi Real-Bayern sarà anche il terzultimo scoglio verso l'appuntamento con la storia: Ancelotti (col dubbio Lewandowski) potrebbe diventare il primo tecnico a vincere la Champions League con tre squadre diverse, Zidane per contro il primo a metterne in bacheca due consecutive (un'impresa riuscita solo quando il torneo si chiamava ancora Coppa dei Campioni). Una sfida nella sfida.