Ancora doppietta Ducati nel festival dei rimpianti

Lorenzo e Dovi per domare Marquez. La rossa è la moto migliore ma ha gettato via il mondiale

In fondo, tanti tanti rimpianti. Pensando ad Aragon ieri e a quel che sarà oggi quando «ce la giocheremo io, Jorge e Marquez» profetizza Dovizioso. Tanti tanti rimpianti pensando a Lorenzo e al Dovi davanti a tutti, pensando alla terza doppietta ducatista di fila anche se, a Misano, dietro a Lorenzo c'era Miller sulla rossa privata. Ma che importa. Sempre di desmodromico si trattava e il Dovi, con la vittoria del giorno dopo ha poi ottenuto ben più di una pole.

Tanti tanti rimpianti, pensando ai tre-successi-tre a testa di Jorge e Andrea, pensando alle tre-gare-tre gettate da entrambi nel corso della stagione, con l'apoteosi del motoscontro di Jerez in cui si eliminarono fra loro. Rimpianti pensando a una moto che l'ingegner Dall'Igna ha scodellato preziosa e veloce fin da subito e via via perfezionato, seguendo i consigli (prima del Dovi) e solo poi di Jorge. Rimpianti grossi e grassi pensando al Dovi che pronti e via vince in Qatar a inizio stagione e però un po' si perde - complice il team - nel tormentone del rinnovo che non arriva. E rimpianti pensando alla doppia metamorfosi di Lorenzo che da fenomeno strapagato si trasforma in bollito da allontanare e poi, magia, prima del Mugello, ecco un serbatoio modificato, ecco altri interventi nascosti sulla rossa e il bollito si insaporisce, inizia a vincere solo che ormai ha deciso e firmato: dal 2019 cavalcherà l'Honda. Rimpianti per quel furbo e talentuoso catalano di nome Marquez, oggi terzo al via, su pista di curve tutte a sinistra che a lui piacciono un mondo, e quest'anno capace di approfittare fin da subito delle turbolenze ducatiste. I suoi 67 punti di vantaggio su Dovi che insegue non sono un'ipoteca sul campionato ma un mondiale che il ragazzo ha già in tasca.

Per cui facciamocene una ragione: oggi, su un tracciato mai troppo amato dalla Ducati (l'ultima pole risaliva al 2010, ovviamente firmata da Casey Stoner) gli uomini in rosso si giocheranno altre carte importanti, ma nel caso di un trionfo sarà solo l'ennesimo mattoncino che andrà ad aggiungersi a questo Lego di dolci rimpianti. Che la matematica, come si dice e scrive in questi casi, tenga il campionato ancora aperto è verissimo, ma è vero anche che per riaprirsi dovrebbe accadere l'inenarrabile. E nello sport l'inenarrabile difficilmente è cosa bella.

Qualcosa di altrettanto eclatante dovrebbe verificarsi nel reparto tecnico della Yamaha che pare sprofondata in una crisi che molto assomiglia all'epoca pre Valentino Rossi. Per cui, quindici anni fa. Ieri, Vale è caduto nelle libere tre e, costretto a disputare il Q2, non è arrivato al Q1. Cosa riuscita al compagno Viñales. Fatto sta, Rossi oggi scatterà 18°, Maverick 11°. «Però il team funziona bene» dice per ricompattare le truppe. Rimpianti grossi e grassi anche per lui, visto che per oltre metà stagione era rimasto attaccato alla vetta mondiale nonostante le zero vittorie. «Il problema» ha aggiunto ieri «è il materiale su cui lavoriamo... Arrabbiarsi con i giapponesi? Più di quanto già fatto non servirebbe» e, scherzando amaramente, «per non perdere la motivazione ora la cosa migliore è correre la gara al più presto perché finisca prima...». Per il Dottore si tratta infatti del peggior risultato da quando è approdato nella classe regina. L'ultima volta che scattò dal fondo fu a Valencia, nel 2015, il finale triste del mondiale sfiorato, punito dai giudici per la pedata a Marquez. Disperato e pieno di rimpianti allora come oggi. Ma per motivi ben diversi.