Annarita Sidoti ora sgambetterà lassù fra gli angeli

Centotredici era la “sua” strada, quella sulla quale si allenava: estate, autunno, inverno e primavera

L'annuncio della morte di Annarita Sidoti sulla pagina Twitter della Federazione italiana di atletica leggera

Centotredici, non un numero a caso. Centotredici era la “sua” strada, quella sulla quale si allenava: estate, autunno, inverno, primavera. Non era raro vedere Annarita sgambettare in quel tratto di quasi rettilineo, Saliceto, in cui il comune di Gioiosa Marea cede il passo a quello di Patti. Non era raro vedere sgambettare quel metro e 50 per prepararsi in vista di Spalato 1990 o di Budapest 1998 o di Atene 1997. Transitavi in automobile, “Forza Scricciolo”. E lei, imperterrita, avanti tutta a sgambettare e ad allenarsi. Per regalare sogni e vittorie alla sua terra, alla sua Sicilia, alla sua amata San Giorgio, Gioiosa Marea. Alla sua Italia. Sei anni fa, la gara più importante della sua vita, la più lunga, la più difficile: quella contro il male.

Nella quale Anna Rita ha messo la sua tenacia di sempre. E per un attimo nella sua San Giorgio, Gioiosa Marea, Patti, nei luoghi dove aveva deciso di restare dopo essersi ritirata dalla scena agonistica quella “ufficiale” (perché Annarita lo sport non lo ha mai abbandonato) per dedicarsi alla famiglia, al marito Alberto e ai figli (Federico, Edoardo, Alberto) che di lì a poco sarebbero arrivati, molti pensavano che ce l’aveva fatta; che Annarita aveva portato a casa un altro oro. A vincere, però, questa volta è stato il male. E transitando da quel tratto di strada statale 113 non potrà non venire in mente quello Scricciolo di un metro e 50 che sgambettava per regalare sogni. E guardando il Cielo terso immaginarla, cronometro al polso, sgambettare Lassù fra gli Angeli.