Armani d'Europa disastro senza fine

Milano ultima: crolla in casa anche col Panathinaikos. Repesa trema

Al promontorio della paura, ossidato dalla quinta sconfitta consecutiva in Eurolega contro un bel Panathinaikos ispirato da Nick Calathes (72-86), fra gente che urla, fischia nell'inospitale Assago, l'Emporio Armani sembra quel rospo che toccato da una bacchetta magica ad inizio anno è diventato principe, ma, poi, ha scoperto di avere un castello che non sa proteggere e il Forum di ieri sera era davvero avvolto nella nebbia, una gabbia. Si sono divertiti soltanto i greci che adesso aspettano di mettere nel motore Ale Gentile. Sarebbe stato meglio perdersi nel traffico della colonna infame sulla strada che porta al palainferi. Avremmo risparmiato pensieri cattivi, un divorzio da tutto e da tutti in questa Milano del basket di giocatori che non si battono. Tutti convocati alla colonna infame, anche se domani saranno già in campo a Barcellona e il 27 andranno a Bologna con Reggio Emilia. Se ci vanno vestiti così rischiano l'assideramento. Insultati da chi non riesce più ad amarli, a parte Cerella.

La grande depressa della nobil casa Armani in maglia nera, bella, adeguata, regge un tempo, chiuso avanti 21-16, poi diventa una squadra lattiginosa che fa gridare alla sfortuna perché i suoi tiratori (anche ieri 1 su 9 da 3 in 20' 4 su 19 alla fine) sparano come i cacciatori pavidi: contratti e con gli occhi chiusi. Se sbagliano vengono castigati. Repesa non sa dove cercare, si affida ai togati di famiglia, ma il secondo quarto è davvero la prova che qualcuno, dopo Natale, dopo la trasferta di domani a Barcellona, andrà in cantina: 8 a 24, quasi 5' senza fare un punto mentre Javi Pasqual, tenuto a galla nei primi 10' da Nick Calathes (12 punti) trova il meglio dal suo Panathinaikos, quello dove dalla Befana avrà anche Ale Gentile, e va al riposo lungo sul 29-40 fra gente ululante che non sa quale testa chiedere.

Magari quella di Repesa che dopo 58" dall'inizio del 3° quarto chiama 1' di sospensione. Quindici minuti in spogliatoio non sono serviti a niente? Meno 17 subito, poi dopo 25'. Scarafaggi nella cioccolata servita da Calathes e il quintetto "piccolo" diventa un pasticcino da sbriciolare per i verdi di Atene: 42-64 dopo tre tempi. Abisso, carbone che brucia in calze eleganti.

Kalnietis diventa rosmarino per una partita che sa di arrosto bruciato. Raduljica, 7 punti, esce per falli a 7'57" da un gong desiderato come la spugna dai pugili suonati. Quando l'Emporio entra nella terra di nessuno, scopri che per la quinta sconfitta consecutiva, l'ennesima provaccia in questa Eurolega dove ci sono per Milano soltanto spine e il fanalino di coda, non puoi salvare nessuno. Tutti alla sbarra, cominciando dall'allenatore che doveva sapere, immaginare il comportamento di certi topolini appena hanno trovato acqua ragia nella stiva.