Armani dispersa nel deserto dei tartari

Milano cede di 20 in casa del fanalino Kazan. Vendetta di Langford, coppa in salita

Oscar Eleni

Perduti nel deserto dei tartari di Kazan, un meno 21 (100-79) come la temperatura esterna al palazzo semivuoto dell'Unics che spezza le alucce dell'Emporio Armani.

L'Eurolega sbatte le porte in faccia alla squadra di Repesa che questa volta non può prendersela neppure con Gentile rimasto a casa per il mal di schiena. Ma forse erano tutti con il mal di schiena se valutiamo una difesa al burro di arachidi, se pensiamo che, come contro il Fenerbahce, c'è stato soltanto un raggio di sole nel terzo quarto (26-16), ma per il resto serataccia per la vendetta di Langford (25 punti). Ma non è stato soltanto il texano a denudare il voglio ma non posso di questo Emporio, perché con lui ha fatto strage Vadim Panin - chi? - il trentaduenne russo che ieri ne ha fatti 18 (4 su 5 da 3), 1 in meno di quanto aveva realizzato nelle precedenti 9 partite. Seratona per Orlando Johnson (14), per il bielorusso Parakhouski (16 e 5 rimbalzi) che ha gelato il Raduljica da 8 punti e 1 rimbalzino.

Milano e i suoi peccati, quasi tutti gravi, in difesa, nel gioco, cali di personalità incredibili per una squadra che perde la sesta partita di Eurolega, affonda nel gruppo dei mediocri e giovedì prossimo se la vedrà in casa con i colossi del Cska Mosca.

Si salva McLean (16 p., ma 3 rimbalzi), lascia soltanto nel terzo quarto l'abito del fantasma indossato nei primi 20' Ricky Hickman. Il suo riposo coincide con l'ennesima crisi nella serataccia di Kalnietis, nel gelo del 7 su 26 da 3 punti generale, nelle ombre del Dragic che per due cose buone ne fa quattro sbagliate. Impalpabile Macvan, acerbo Abass, irriconoscibile Simon, ridimensionato Sanders.

Emporio subito svuotato dall'avvio di Kazan , 11 su 14 al tiro, meno 9 in 10'. Anche peggio il secondo quarto con risalite faticose e discese non proprio ardite. Certo Kazan che aveva vinto soltanto 2 gare prima di ieri, ma una in casa del Fenerbahce, ha le sue debolezze e Milano le smaschera, mentre Langfrod si riposa in panchina, ma non basta perché il vero disastro è quello psicologico: ogni volta che Milano ha avuto la palla per agganciare i tartari, le poche volte in cui li ha visti dalla sua fortezza di poveri fanti sperduti, ha regalato. Tiri sbagliati e contropiedi subiti, palle perse incredibili.

Sarà giusto preparare tutto per la primavera visto che il campionato è una passeggiata, ma questo Emporio sembra iscritto al club dei gamberi. Una sconfitta che sembra una malattia. Speriamo di no.

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