Armstrong domina ancora il Tour Ma con le polemiche

Meno quattro, meno tre, meno due, più uno. Per il Tour siamo ormai al conto alla rovescia, mancano pochi giorni e sabato si parte da Utrecht, in Olanda, con una cronometro individuale, che assegnerà la prima maglia gialla. Un conto alla rovescia per i 198 partecipanti, più uno. Che non correrà. Che non è inserito in nessun team. Che non affronterà le 21 tappe in programma dal 4 al 26 luglio, ma per un paio di giorni ci sarà. Stiamo parlando di Lance Armstrong.

Il texano dovrebbe tornare in Francia per la "One Day Ahead", un giorno avanti, visto che questa pedalata benefica organizzata da un gruppo di una ventina di cicloamatori con a capo l'ex calciatore inglese Geoff Thomas, al Crystal Palace dal 1987 al 1993, percorrerà le 21 tappe del Tour un giorno prima dei professionisti. La "mission" è raccogliere 1 milione di sterline per la ricerca contro i malati di leucemia. Il "magnifico intruso" pedalerà solo in due tappe: la 13a, Muret-Rodez (198 km), e la 14a, Rodez-Mende (178 km), in programma rispettivamente il 16 e 17 luglio.

«Ho fortemente voluto averlo al mio fianco - spiega Thomas, sopravvissuto alla leucemia diagnosticatogli nel 2003 - ci ho pensato per un anno intero. Armstrong si è impegnato in prima persona contro il cancro fino al 2012, ma l'argomento è ancora ben vivo nel suo cuore e so che vuol tornare ad impegnarsi di nuovo. Dopo quello che lui ha fatto per me 12 anni fa, quando mi sono ammalato, ora voglio fare qualcosa io per lui. Io non sono una persona religiosa, ma credo in quello che è giusto e sbagliato e soprattutto credo nel perdono. Sappiamo che il suo coinvolgimento ha creato dibattito ma noi abbiamo cercato di fare le cose nel massimo rispetto per chiunque».

Iniziativa certamente meritevole quella messa in piedi da Thomas, ma è innegabile che il testimonial da lui scelto non è dei più spendibili, non solo per le sue vicende da drogato professionista, ma per una storia fatta di prepotenze e bugie, il tutto reso possibile da una politica ciclistica, che per anni ha fatto la forte con i deboli e ha chiuso entrambi gli occhi davanti alla potenza economico-politica dell'americano miracolato.

Davide Cassani, ct azzurro, abituato a convocare corridori per le sue nazionali, non esita a manifestare tutte le sue perplessità: «Capisco la bontà dell'iniziativa che è assolutamente a fin di bene, ma è innegabile che questa "convocazione" ha il sapore della provocazione».