Gli artigli di Pistorius agguantano il sogno sulla pista di Londra

Oscar Pistorius, il sublime testardo di Johannesburg che corre con protesi di fibra al carbonio al posto delle gambe amputate sopra il ginocchio quando aveva 11 mesi, ce l’ha fatta: sarà il primo atleta paralompico iscritto ai Giochi dei cosiddetti normodotati. La federazione sudafricana ha deciso di iscriverlo con la staffetta 4x400 che era la sua terra di Avatar già l’anno scorso, quando in batteria ai mondiali di Daegu aveva contribuito al passaggio del Sudafrica nella finale che non gli fecero correre, ma che lo fece andare comunque sul podio per l’argento rivoluzionando tutto il cerimoniale in un mondo che prima di ammetterlo sulla pista gli ha chiesto mille prove, sospettando che quelle protesi, così difficili da azionare in partenza, lo favorissero nei finali che per chi ha due gambe sono sempre la montagna più dura. E lo ha inserito anche nella lista della prova individuale malgrado avesse corso i 400 sotto il limite dei 45”30 soltanto una volta in marzo ma il 29 giugno ai giochi africani nel Benin era arrivato secondo in 45”52.
Come gli dicevano i vecchi del grande parco di Johannesburg devi essere leone anche quando la natura ti strappa la criniera, perché se hai pazienza e fai finire il gioco crudele allora verrà il tuo momento per mostrare gli artigli.
Lui lo farà nell’arena olimpica, il suo sogno da sempre, dal giorno in cui, dopo aver provato al liceo con rugby e pallanuoto, scelse l’atletica per fabbricare la sua capanna esistenziale nella valle dello sport e non sulla vetta, come fanno gli umili che sanno perseverare, perché sono gli ostinati a vincere contro quelli che sono soltanto bravi, soltanto prodi.
Lo hanno scelto perché vale davvero e lui sarà sulla pista di Londra per la 4x400 e per la prova individuale, pronto a faticare anche dopo nei giochi paraolimpici per difendere i titoli vinti sui 100-200 e 400 fra il 9 e il 16 a Pechino 2008 dove non era riuscito a qualificarsi per l’Olimpiade «vera» che sognava senza però realizzare il minimo. Adesso il progetto che realizza la sua utopia è diventato realtà e ieri era davvero un uomo felice questo ragazzo di quasi 26 anni che non conosce il significato della parola resa come gli ha insegnato sua madre quando mandandolo in pista gli disse che il perdente non è chi arriva ultimo, ma chi siede e sta a guardare.
Le malformazioni della nascita, peroni assenti, piedi malformati, l’amputazione, tante sfide, tanti infortuni, ma adesso eccolo sul podio perché il primo oro olimpico di Londra è già suo, solo per il fatto di essersi guadagnato sul campo la convocazione, piangendo tante volte, soffrendo fra Gemona e Grosseto dove con Andrea Giannini, ex astista, uno dei tanti italiani che hanno creduto in questo ragazzo che ama il calcio, che tifa Lazio, ha costruito il grande capolavoro per correre la staffetta con De Beer, Mogawane e Shaun de Jager.
Quando gli hanno fatto sapere che era fra i convocati per Londra lui ha cinguettato con il mondo: «Oggi è davvero uno dei giorni più felici della mia vita. Sarò a Londra 2012 per i Giochi olimpici e anche per i paralimpici. Grazie a tutti quelli che mi hanno fatto diventare l’atleta che sono: Dio, la famiglia, gli amici, i miei avversari, i miei tifosi. Tutti mi avete dato una mano».
Te la meritavi Oscar Pistorius, spirito libero, unico, che il 22 novembre compirai 26 anni, che alla fine dei Giochi sarai davvero l’eroe di questo sport moderno che anche quando appare crudele sa riconoscere quanto uno è grande non per i risultati, ma per la sua vera passione.
Commenti

pol

Gio, 05/07/2012 - 22:18

tutta la mi ammirazione per la sua forza di volontà, ma qual'è il limite per cui le protesi sono uno svantaggio? quando inizierà a vincere? ne limiteranno l'elasticità, rigidezza ma confrontandola con cosa? l'ammirazione per le capacità di questa persona non deve sfociare nel classico politicamente corretto che con l'idea suprema di proteggere le diversità non fa altro che incentivarne la segregazione.saluti