Aru scala un Tour che si vincerà in discesa È 2° dietro Froome

Fabio dovrà restare in piedi e poi scendere veloce I big rovinano a terra. La maglia gialla a 18''

Chambery Se riesci a stare in piedi è un Tour che si vince in discesa. Questo è almeno quello che emerge in questa prima fantastica e folle settimana di Tour de France.

Nel tappone alpino, quello dei sette colli. Quello che dovrebbe sconvolgere il Tour, in effetti succede di tutto e di più: anche che finisca allo sprint e che il colombiano Rigoberto Uran la vinca al fotofinish, alla faccia del povero bretone Warren Barguil.

Tappaccia doveva essere e tappaccia per dirla con Aru è a tutti gli effetti. Ne escono un po' tutti con le ossa rotte: sia dal punto di vista figurato, che materiale.

Cadute, vincitori e vinti. Ma andiamo con ordine. Il tappone dei sette colli viene vinto da Rigoberto Uran, secondo Warren Barguil, terzo Chris Froome, il quale si porta a casa anche l'abbuono di 4" e rafforza ancora un po' la sua maglia gialla. Quarto il beniamino dei francesi Romain Bardet, quinto il nostro Fabio Aru, ora secondo nella classifica generale a soli 18" dalla maglia gialla, grazie anche al ritiro Geraint Thomas.

Ed eccoci, quindi, al capitolo cadute. Nella discesa del Col du Chat il gallese, uno dei favoriti del Tour, vola per le terre con Robert Gesink: entrambi sono costretti al ritiro; spaventosa caduta anche per il tasmaniano Richie Porte che nella discesa del Col du Chat trascina a terra anche Daniel Martin. «Ha varie fratture, ma dalla dinamica dell'incidente pensavamo molto peggio», racconta uno dei medici che hanno soccorso il tasmaniano.

E poi ci sono i vinti. Tra questi il colombiano Nairo Quintana, che al traguardo ci arriva 1'15" dopo Froome, Aru e Bardet. Crisi nera invece per Alberto Contador, che sprofonda nelle retrovie ad oltre quattro minuti.

Dal tappone-verità ne esce vincitore l'uomo che molti davano già per sconfitto: Chris Froome. In molti non lo vedono ai livelli degli anni scorsi. Invece è lì, con tanto di maglia gialla sulle spalle. Al giorno di riposo il britannico ci va con una schiera di sfidanti molto più ristretta e la consapevolezza che, da qui a Parigi, può solo migliorare. E questo è un problema: non per lui, ma per i suoi avversari.

Non è un problema, invece, per Giuseppe Martinelli, il tattico dell'Astana, il diesse più vincente del ciclismo italiano, con i suoi due Tour, sei Giri e una Vuelta. «Cosa ti avevo detto? Avrei fatto la firma per arrivare al riposo con una classifica congelata ci spiega -. Fabio ieri mattina era terzo, ora è secondo. Anziché a 14 siamo a 18: è un problema? Per noi no».

Cerchiamo di stuzzicarlo, Martino. Il suo puledro scalpita, ha voglia di attaccare, anche se Aru ieri ha impressionato di più per come si è difeso. «È proprio così, Fabio è stato bravissimo a resistere, a non mollare, in un momento della corsa estremamente difficile ci spiega -. Bastava poco per andare alla deriva, invece Fabio si è superato. Ma ora bisogna stare calmi, e pensare che il cammino è ancora lungo. È durissima per noi, ma non sarà semplice neanche per Froome».

Martino è soddisfatto e non fa nulla per nasconderlo. Non ha problemi neanche a rimandare al mittente le critiche che diversi osservatori gli muovono per la condotta di gara adottata ieri. «Tutte sciocchezze dice -. Fabio è stato bravo, Jakub grande. Il danese era il nostro punto di appoggio, pronto a supportare Fabio se avesse avuto la forza di staccare gli altri, e pronto a intervenire se Fabio fosse andato in crisi. La volata? Fabio era al limite e Jakub ha fatto quello che doveva fare. Il resto sono solo parole».

Oggi il Tour riposa. Sullo sfondo s'intravvedono già i Pirenei: c'è ancora tanta montagna. Ma a far paura è la discesa.