Tra Austria e Ungheria il ritorno dei maestri del calcio danubiano

Il Wunderteam di Sindelar e lo squadrone di Puskas distrutti da nazismo e comunismo

Austria-Ungheria è la sfida più vintage degli Europei. Un match di polvere di stelle, di fantasmi e di tragedia, dove la grande bellezza di cui erano portatori il Wunderteam (Squadra delle meraviglie) austriaco di Hugo Meisl, semifinalista al Mondiale 1934 contro l'Italia, e l'Aranycsapat (Squadra d'oro) ungherese di Gusztav Sebes, finalista al Mondiale 1954 contro la Germania Ovest, è stata brutalmente soppressa dalle due ideologie del XX secolo: nazismo e comunismo. Ma austriaci e ungheresi insegnarono calcio in Europa per cinquant'anni. La grande Austria di Meisl finì risucchiata dall'annessione del proprio paese al Terzo Reich hitleriano, dopo aver sbalordito negli anni Trenta avversari e pubblico in tutta Europa grazie a una miscela di classe, eleganza, atletismo e dinamismo. Un calcio che si sublimava nell'arte (gli austriaci lo definiscono con l'intraducibile termine Scheiberlspiel), lontano anni luce da quello tutto corsa e fisico di provenienza germanica.

«L'epopea del Wunderteam si è fusa con l'immagine di Vienna quale centro culturale della Mitteleuropea», scrisse lo storico Wolfgang Maderthaner, «creando un mito protrattosi per decenni». La Vienna capitale del bello era il cuore del calcio austriaco, che nel 1938 però finì ingabbiato nell'Anschluss. Sulla carta uno squadrone, la nazionale austro-germanica sarà un flop. Il fuoriclasse della squadra, Mathias Sindelar, detto cartavelina per il suo fisico esile, che con la squadra dell'Anschluss non volle mai avere niente a che fare, morirà suicida due anni dopo per cause tuttora oscure.

Negli anni 50 invece ebbe luogo in Ungheria l'incontro tra una straordinaria generazione di fuoriclasse e un tecnico illuminato da idee avanti anni luce rispetto a quelle dell'epoca. Nasceva l'Aranycsapat, che tra il maggio 1950 (sconfitta in Austria per 3-5) e il luglio 54 (caduta per 2-3 nella finale del Mondiale contro i tedeschi), collezionò 29 vittorie e 3 pareggi su 32 partite, con l'incredibile bilancio di 143 gol fatti e 33 subiti, e soprattutto la vittoria 6-3 a Wembley contro l'Inghilterra, il primo successo di una squadra continentale sul suolo inglese. In quella partita, i padroni di casa furono schiantati da una mossa assolutamente rivoluzionaria per l'epoca, ovvero quella di mettere al centro del quintetto d'attacco non una punta di sfondamento bensì un'ala, Nandor Hidegkuti, che arretrava il proprio raggio di azione fino a centrocampo, trasformandosi in rifinitore. Un falso nove ante-litteram per un quintetto d'attacco (Czibor-Kocsis-Hidegkuti-Puskas-Toth) tra i più forti di sempre. Poi i carri armati sovietici invasero l'Ungheria, il Cremlino tornò a dettare la linea dura e l'Aranycsapat venne smontata pezzo dopo pezzo. Puskas e gli altri big partirono per un tour in Sudamerica e non tornarono più. Il colonnello contribuì ai trionfi del Real Madrid, Kocsis e Czibor fecero grande il Barcellona. L'Ungheria si riprese solo dieci anni dopo con la genrazione di Bene e del Pallobne d'oro Albert, ma giocò l'ultimo torneo internazionale ai Mondiali dell'86. Oggi, dopo 30 anni, torna a rivedere la luce.