Azzurri travolti dalla Serbia Sono a un passo dal ritorno a casa

Stasera, con ogni probabilità, gli azzurri usciranno anche aritmeticamente dai mondiali di volley. Alle 20,25 (a Lodz e su Raisport1) sfidano la Polonia candidata alla finale. Ieri sono stati superati anche dalla Serbia 3-0 (25-19, 29-27, 25-22\], soffrendo la potenza di Atanasijevic, vice campione d'Italia con Perugia. Manca Zaytsev per la distorsione alla caviglia destra, Vettori sbaglia troppo, non è ai livelli dell'anno scorso: la nazionale di Berruto offre anche belle combinazioni in velocità, con Travica in regia al posto di Baranowicz, però nel primo set al massimo arriva due volte a -3. La concentrazione è superiore rispetto alle gare con Iran e Usa, ma è la fisicità dei serbi a produrre subito 3 muri in più.

Nel secondo parziale va in crisi la battuta, Kovar ha un passaggio a vuoto in ricezione e i bianchi raggiungono il 12-7, regalando la perla della serata, un palleggio di Kovacevic totalmente fuori equilibrio. Kovar piazza un parziale di 4-0 e poi un muro su Atanasijevic regala il +1. Per un attimo c'è anche il cambio tra i barbuti fratelli Kovacevic, Uros (Modena) per Nikola (Verona). Birarelli con un muro a tre regala il 23 pari, Kovar ne subisce uno ma rimedia il capitano con l'ace. E' il momento chiave del campionato del mondo dell'Italia, un videocheck evidenzia un tocco di Buti, poi la Serbia chiude anche grazie alla buona difesa. Nel terzo parziale c'è equilibrio sino al 13 pari. L'Italia avanza di un punto, Vettori però spreca l'occasione del 22-22 e Nikic ne approfitta.

La nazionale si avvia così a mancare il podio per la quarta volta con il ct antropologo: fu sesta nella World league 2011, 11ª l'anno successivo e 4ª in coppa del mondo 3 anni fa. «Non siamo la squadra arrivata terza nella World league di Firenze - spiega il presidente federale Magri -, ma ci ha penalizzato il girone iniziale. Il nostro era il più duro». Ma intanto è arrivata l'11ª sconfitta nelle ultime 16 partite ufficiali. «E perdere - annota il vice Andrea Giani, che faceva parte della generazione di fenomeni - genera veramente insicurezza».