Il basket dietro le quinte andando "a vanvera" tra i ricordi di Corsolini

La presentazione del volume si terrà giovedì 22 febbraio nella sede de ilGiornale alle ore 18

Nel gelido inverno del basket italiano sculacciato in Europa, da Milano ai campioni d'Italia della Reyer, ci siamo riscaldati leggendo tanti libri sui personaggi di questo sport. Bellissimo quello di Karim Abul Jabbar che ci racconta il suo mentore John Wooden facendoci conoscere il lato oscuro degli Stati Uniti. Intrigante Bianchini con le sue bombe, interessante Matteo Boniciolli nel suo viaggio dentro una professione, fermandosi a sognare. Affascinante la storia di Pino Brumatti L'ultimo degli eroi di Rubini, un libro scritto con amore da Zaninelli e Dallari, un volumetto che Arturo Kenney, suo compagno nell'ultimo Simmenthal, ha fatto arrivare alla libreria del Congresso.

Tutti intriganti, ma è stato l'ultimo, il Vado a vanvera di Gianni Corsolini a scaldarci davvero. Bolognese, allenatore, manager, dirigente, uno che ci sta bene nella casa della gloria italiana di questo sport che è stato la sua vita. Per farlo arrabbiare gli dicono che ha concluso al meglio la trilogia delle storie in una vita dove gli interessava una cosa soltanto, molto più del successo, del denaro: rendere migliore la vita degli altri. Lo ha fatto quando ha allenato, ci è riuscito quando fra Cantù e Udine è riuscito a creare società che avevano un'anima, è stato bravo a costruire paradisi dove c'era l'inferno.

Come dice il poeta Figliola, scherzando su una fotografia dove Corsolini sembra Bogart, lui, il nostro Gianni, avrebbe potuto fare mille mestieri, fra cui il giornalista, il dirigente, il cabarettista, con il suo marchio di umiltà e bonomia, impareggiabili doti di organizzatore e comunicatore, dirigente d'industria, conoscitore di uomini e talent scout. Ebbene lui, per cavarsi dall'imbarazzo di dover scegliere, questi lavori li ha fatti tutti. Tutti, e altri ancora, all'interno del basket e dintorni.

Come dice a Dario Colombo, autore di una bella prefazione, dove il personaggio Corsolini prende vita, questo volumetto «è una zingarata, è una cosa senza pretese, perché io non sono uno scrittore, poi dicono che mi sono montato la testa». Profilo basso allontanandosi un po' dai primi lavori, quello sui 60 anni di basket e l'altro, forse il più divertente, cominciando dal titolo Torta di riso e stuzzichini vari. Ci accompagna nella storia non tanto conosciuta di questo Paese, un secolo di vita o quasi. Ci commuove, ci strega, come quando si mette a raccontare e non si ferma più spacciandosi per il caro estinto. Quando arriva alla fine pensa ancora a noi e dà un consiglio a chi è arrivato in fondo: «Ho girato in lungo e in largo questo bellissimo, fantastico e pazzo mondo. Ho avuto davvero una gran fortuna. Viaggiate se potete. Partite e visitate quello che il globo, l'essere umano e la natura hanno da offrire».

Lui è così, ama condividere, raccontare. Ci intriga, sa coinvolgere. Come allenatore lo avremmo amato, come dirigente lo abbiamo stimato, come compagno di notti senza fine, dai bomboloni freschi di Rimini, aspettando l'alba parlando di basket e quindi della nostra vita, ai cenacoli in pizzerie che ci sembravano regge, siamo stati felici di camminare di fianco a lui, mai dietro, mai davanti. Proprio di fianco perché sapeva rendere tutto così bello, semplice, divertente, anche se lo facevi arrabbiare.