Basta furbetti Questo ct non patteggia

di Tony DamascelliC on Antonio Conte non si patteggia, nè in tribunale, né in nazionale: o si ama la maglia azzurra o si resta a casa. I furbetti hanno finito la loro dolce vita a Coverciano, chi non lo avesse ancora capito ne ha avuto conferma con le due ultime esclusioni, Insigne e Berardi. E che nessuno tiri fuori la storiella che gli allenamenti di Conte massacrino i poveri ragazzi: controllando l'elenco degli infortunati, in qualunque squadra, si capirà che i guai non dipendono dal ct anche se John Elkann ha sostenuto questa testi dopo un leggero malanno ai muscoli di Marchisio, anch'egli bagnato dall'acqua santa, non appena rientrato a Torino. La maglia azzurra è una cosa seria, al di là delle mode e dello sponsor che ne disegna una all'anno. E' una stazione di arrivo e non uno scalo tecnico fastidioso che interrompe chissà quale viaggio.Prendete Lorenzo Insigne: il Napoli ha una rosa di 27 uomini, soltanto 4 sono italiani, Valdifiori, Maggio, Gabbiadini e, infine, Insigne. Quest'ultimo sta bene ma in occasione dell'ultimo raduno aveva marcato visita, soffrendo ai muscoli delle gambe poi guariti nel volgere di alcune ore per essere pronti e reattivi contro la Fiorentina, vestendo la maglia azzurra ma quella del Napoli. Non è il primo caso, già ai tempi di Bearzot, di Maldini, di Zoff si appalesavano malati immaginari che, tornati a casa, guarivano improvvisamente dal morbo. Lo ha rivelato Alessandro Costacurta, oggi commentatore di Sky sport, ricordando che Sacchi gli suggeriva di accentuare qualche fastidio muscolare, durante i ritiri azzurri, per tornare in anticipo a Milanello. Cosa che lo stesso Sacchi non avrebbe mai suggerito e tollerato, una volta sulla panchina azzurra.Chi non accetta la legge di Conte non ha capito nulla del commissario tecnico e del suo spirito. Non è uomo da compromessi, ha assunto l'impegno di guidare la nazionale, ha chiesto a tutte le componenti del calcio di marciare verso la stessa direzione. Così non è, e ognuno continua a pensare ai propri interessi.