Bayern-Juve la differenza nel turnover

di Tony DamascelliV isto il Bayern contro il Darmastad c'è poco da stare allegri. Con la a minuscola ma, nel caso in questione, anche con quella maiuscola. Tre gol, facili: la panzer divisionen di Guardiola ha sudato lo stretto necessario per vincere e prepararsi al viaggio di Torino. La coppia Muller (Thomas)-Lewandowski ha realizzato 40 gol in 22 partite, superando il record antico che apparteneva al duo Muller (Gerd)-Hoeness, a conferma che cambiando il cognome dei fattori il prodotto resta elevato, di altissima categoria. Anche Guardiola, come Allegri, ha lasciato a riposo parziale alcuni titolari, Lahm, Alonso, ma a differenza della Juventus il Bayern può permettersi il lusso di undici punti di vantaggio sulla seconda in classifica, il Borussia di Dortmund che giocherà oggi a Leverkusen. Altro campionato, altra squadra. In Italia l'ultima Juventus, quella di Bologna, ha fatto tornare alla memoria la prima, quella che ha buttato in discarica punti pesanti. Squadra con la testa verso martedì, non c'è altra spiegazione, il pareggio rientrava nell'ordine dei numeri e delle cose ma la prova fornita dal gruppo e dai singoli è stata preoccupata e preoccupante. Un episodio può illustrare la serata stramba dei campioni: quando nel finale della partita Cuadrado ha rubato, proprio così, un calcio di punizione a Dybala che, in materia, vanta un curriculum migliore. Tra i due c'è stato anche un successivo scambio di paroline ma è stato un segnale che l'ordine tattico e gerarchico non rientrava nella serata. Allegri dovrà riflettere sulle proprie scelte anche snob, la trasferta di Bologna era delicata ma se valeva, secondo la dichiarazione dell'allenatore, «un pezzo di scudetto», si può dire che ha giocato un pezzo di squadra e quindi è arrivato mezzo risultato. Infortunati da recuperare a tutti i costi, Mandzukic e Khedira, una testa da spolverare, quella di Pogba che è più narciso del fiore e del mitologico cacciatore greco, non ha più un Tevez o un Vidal o un Pirlo che gli strillino addosso e allora fa il cocoricò con tutte ciò che ne consegue.«A noi giocare ogni sei giorni non fa bene, meglio ogni tre giorni, si pensa di meno e si gioca di più», ha twittato, Allegri. Ian Rush, dopo un'amichevole giocata a Leeds, vinta con due gol del gallese, su assist magici di Platini, che si era ritirato due anni prima, disse: «Con Michel a fianco non devo pensare dove finisce il pallone». Gianni Agnelli commentò: «Questo è il problema, Rush non deve pensare». Sta a vedere che Allegri.