Beati loro che hanno Barça-Real Giocate, rancori e... Zizou-Luis

Che noia parlare sempre, e bene, del calcio spagnolo. Dal 2008, da quando ci eliminarono dagli Europei, qualcosa è cambiato. Loro hanno aperto un ciclo, noi una voragine. E all'italiano, che li batteva sempre con i club e con la nazionale, sta venendo il complesso d'inferiorità. Domani sera si gioca il clasico tra Barcellona e Real Madrid. Clasico è un concetto che ci sfugge da tempo. Troppi anni di Inter-Juve, buoni solo per i secondi ci hanno ridotti a invidiosa periferia calcistica. Premessa necessaria: smettiamola col dire che la Liga è solo Real-Barcellona. Luogo comune. E il Siviglia che un anno sì e l'altro pure vince l'Europa League? E l'Atletico Madrid che è sempre un osso duro in Champions? E le tre squadre tre qualificate ai quarti di Europa League rispetto al nostro zero carbonella? Lasciamo perdere e introduciamo i temi di questa magnifica partita che il mondo vedrà.Intanto, ci aspettiamo il gol numero 500 di quel gran genio di Lionel Messi. Lo ha promesso e probabilmente ci riuscirà (in nazionale è a quota 50). Ma è un parterre di pezzi da novanta quello di domani sera. A cominciare dal ritorno di Andres Iniesta che tanto è mancato alla nazionale spagnola nelle due recenti amichevoli. Lo conosciamo l'illusionista: prende palla, la nasconde e va a segnare come se fosse la cosa più semplice. Insostituibile. E che dire di Suarez, partner della «Pulce» lì davanti? Da solo ha ripreso il Brasile avanti 2-0 nelle qualificazioni mondiali. Attorno, gente come Dani Alves, uno che presserebbe il prossimo anche nel sogno. Dall'altra parte c'è il Real e dieci punti di distacco si sentono: oltre al solito Cristiano Ronaldo, solo Bale e Sergio Ramos sembrano all'altezza della situazione. In teoria non ci sarebbe partita, in teoria.Un clasico che racconta di antichi duelli. Epici quanto basta. Come quello tra Zidane e Luis Enrique, ora i due allenatori. Quest'ultimo venne preso per il collo nel 2003 dall'indemoniato francese. In quel 19 aprile il caliente Zizou diede una gomitata a Puyol, smanacciò via un tenero Thiago Motta e mise le mani in faccia a Luis Enrique. Tutto in pochi secondi, sotto gli occhi sgranati del giovane talento Xavi. Quel ragazzino che guardava con timore la furia di Zidane diventò l'artefice (con Kasillas, Puyol e Iniesta) del miracolo spagnolo. Mica uno qualunque.