Europei Basket, Belinelli lancia in orbita una super Italia

Impresa degli azzurri contro la Grecia. Adesso il ct Pianigiani può puntare in alto

Capodistria - Fermate l'Europa del basket, vogliamo scendere dopo una delle partite indimenticabili della nostra nazionale che ha messo i piedi in testa alla Grecia (81-72) seduta sul gradino più alto dove pensava di trattarci come bimbi incauti alla fiera.

Capolavoro tecnico, di dedizione, consacrazione internazionale, ben oltre la sua gloria Nba, del Marco Belinelli di San Giovanni in Persiceto che sembrava El Cordobes: 23 punti, difesa, 7 rimbalzi, 2 assist, un modo intelligente per far sapere ai nemici che lui era l'arma letale di Azzurra Tenera, un modo meraviglioso di far sapere a compagni più teneri che potevano contare su di lui figlio della dea Aracne per rendere solida la ragnatela del gioco, magistralmente architettata dalla panchina e interpretata in modo semplice, ma bellissimo dall'Andrea Cinciarini (4 su 8 al tiro, 4 assist) che al suo ex allenatore di Cantù, seduto come Ares sulla panchina greca, avrà certo fatto venire prurito alla testa dopo essere stato messo da parte in malo modo nell'anno delle scommesse perdute.

La tromba del Beli stellare per esaltare il Datome Montecristo, suo nuovo fratello di latte nell'Nba, 19 punti, una lama, una spina, un nemico mai catturato da Trinchieri che intanto perdeva sintonia col gruppo scoprendo che Fotsis e Bourousis restano uomini problematici come dicevano a Milano. Era normale che nell'arena con il gran torero entrassero anche Alessandro Gentile detto furia, 16 punti, ma quello che conta è vederlo padrone delle mischie emotive, uno che va a schiacciare in faccia ai nemici, uno che è tutto impeto e assalto, e Pietro Aradori, meno punti del solito, 8, ma pure lui uomo della ragnatela azzurro oro. Completa la squadra vincente il Cusin, altro perseguitato dalle furie del Trinchieri canturino, che nella lotta impari contro tanti colossi ha retto l'urto, facendo un solo fallo. Vero che la Grecia non aveva Sapanoulis, ma noi lasciavamo a sedere Diener.
Peccato che tutta questa semina miracolosa non ci possa portare altro che l'orgoglio del primo posto nel girone, senza garantire niente per il futuro, nè medaglie, nè posti mondiali, ora che a Lubiana ci aspettano la Spagna dalla difesa asfissiante e la Slovenia orgoglio di chi ha organizzato con amore questa festa cestistica.

Si alza l'asticella ma per il popolo che canta e ispira Azzurra Tenera non ci sono limiti al cielo: felici pur aspettando il castigo ad ogni secondo, basterebbe, si diceva, calare nelle percentuali (ma siamo rimasti sempre sopra il 50% al tiro, con l'8 su 19 da 3 finale come marchio), basterebbe deprimersi per la differenza a rimbalzo (8-18 dopo 20', 24-33 conclusivo), per una crisi fisica, d'identità. Ci sono state, ma gli altri avevano altri mostri da sconfiggere. Parità dopo 10' (16-16), sotto a metà partita (36-38) ma erano i greci ad avere mal di testa. Il furore di Bourousis per metterci sotto di 6, quello di Belinelli e del suo splendido coro per il 63-56 da lacrimoni agli occhi dopo 30'. Zizis riportava sotto la Grecia, ma dentro c'era la nuova gioventù, ha fatto benino anche Melli nei suoi 12' per proteggere Cusin, c'era il Belinelli non più marinaio nelle sue promesse di dedizione ad un'idea di squadra.

Peccato che tutto questo stia nella vetrina dell'Europeo. I giochi che contano davvero si inizieranno purtroppo nella prossima settimana a Lubiana quando non aspetteranno più Cenerentola piena di guai, ma una squadra cresciuta, non grossa, non infallibile, ma gruppo che si vuole anche bene. Non era poco all'inizio, è tantissimo oggi dopo questa impresa perché così va registrata senza far la figura dei fanfaroni enfatici che vorrebbero farsi perdonare lo scetticismo della vigilia. La nostra cena festosa sarà a base di cenere.