Una bella Croazia si butta via e scoppia con i petardi dei tifosi. Ora rischia perfino la squalifica

C'è una Croazia bella, anzi bellissima. Ma c'è anche una Croazia spenta, timida, frastornata

C'è una Croazia bella, anzi bellissima, sicuramente la squadra più spettacolare e talentuosa vista fino ad oggi in questo Europeo. È una macchina perfetta che per 60 minuti si muove attorno al genio e al talento di Luka Modric, ai suoi movimenti, alle sue intuizione e alla sua visione di gioco.

Quando c'è lui in campo, anche giocatori di qualità come Perisic e Brozovic si esaltano, e la forza di Badelj, Mandzukic si mette al suo servizio e facilita il gioco. Questa Croazia domina la Repubblica Ceca per un'ora, segnando due gol di ottima fattura con Perisic (37') con un sinistro che lascia senza scampo Cech, e Rakitic, liberato da Brozovic, freddo a superare con un tocco sotto il portiere dell'Arsenal. È una Croazia talmente bella che sembra in grado di far dimenticare, anche in patria, quella che nel 1998, qui in Francia, aveva sorpreso tutti conquistando uno storico 3° posto al Mondiale. Era la generazione di Boban, Prosinecki e Suker.

Ma c'è anche una Croazia spenta, timida, frastornata. E' quella che all'ora di gioco, vede Modric fermarsi in mezzo al campo, fare una smorfia, toccandosi l'interno della coscia sinistra. Perché se c'è uno che è insostituibile è proprio il genio con la maglia numero 10. Kovacic, entrato in campo al suo posto, forse un giorno avrà il suo stesso talento, di sicuro oggi non ha il carisma e la capacità di infondere tranquillità ai compagni. La Repubblica Ceca, fino ad allora quasi frastornata dal gioco avversario, si rialza sulle gambe: Skoda, di testa, su assist d'esterno dell'immortale Rosicky, segna il gol che riapre la partita. La Croazia, mostra tutte le sue insicurezze sul campo, e in tribuna, da dove i tifosi, a pochi minuti dal fischio finale iniziano a lanciare vicino alla porta di Cech, fumogeni e persino una bomba carta che esplode vicino ad uno steward.

Gli occhi del capitano Dario Srna, che prima dell'inizio erano bagnati di lacrime in memoria del padre (morto domenica, proprio mentre lui era in campo contro la Turchia), si riempiono di dubbi e rabbia. Mentre cerca con i compagni di negoziare una tregua i cechi riprendono fiato e preparano l'assalto finale. Nei 9, lunghissimi, minuti di recupero, Vida tocca di mano per anticipare Skoda. Dal dischetto Necid non trema e riprende una partita che la Croazia prima si è fatta sfuggire di mano da sola, poi ha buttato via anche per colpa di una frangia dei suoi tifosi. Dopo la penosa svastica disegnata sul campo di Spalato prima della sfida di qualificazione contro l'Italia (era costata un punto di penalizzazione e una multa alla Federazione), ieri altri hanno regalato una nuova prova di idiozia. Duro il ct Cacic: «Sono terroristi dello sport, ma l'Uefa non può combattere questa guerra da sola». Uefa che ha aperto un procedimento disciplinare e la Federcalcio croata si aspetta una multa. Rakitic addirittura teme «l'esclusione dal torneo». Sarebbe un peccato, perché il campo dice che la Croazia ha il talento per fare davvero un grande Europeo.