Da Benitez ad Allegri quando un rigore ti sistema per le feste

Rafa si conferma tecnico da finale e riconquista Napoli Max buca il primo vero appuntamento con la Signora

Si dice che Rafa Benitez sia uno da portarsi appresso al casinò, al tavolo della tombola, dal tabaccaio acquistando un gratta e vinci. Basta rileggere le dieci finali di coppa da lui vinte: con il Liverpool Champions league, Supercoppa Uefa, coppa d'Inghilterra, Community Shield; con il Chelsea Europa League, con il Valencia coppa Uefa; con l'Inter mondiale per club e supercoppa italiana; con il Napoli coppa Italia e supercoppa italiana. Può anche darsi che lo spagnolo sia un uomo fortunato, non gode di grande credibilità tra i suoi colleghi, venne miserabilmente offeso da alcuni interisti, Materazzi fra loro, non ha il fisico elegante, la stazza ricorda semmai un tranquillo signore di mezza età, tipo Marcello Marchesi dei bei tempi, non si agita a bordo campo ma scrive, non si sa bene che cosa, scrive appunti, imporpora le gote e ogni tanto deterge gli occhiali. Non proprio un combattente come altri suoi colleghi sanno essere e fare. Massimiliano Allegri, invece, non sembra uno da corsa. Ha vinto uno scudetto con il Milan ma, al momento di andare a centro pista, rompe e fa saltare il banco delle scommesse.

I rigori di Doha fanno già storia dopo aver fatto cronaca. A Benitez era già capitato di fare l'en plein quando già sembrava spacciato. Stavolta l'epilogo ha avuto momenti da attacco cardiaco per i tifosi dell'una e dell'altra squadra. La soluzione con il calcio dagli undici metri non rientra nella filosofia di questo sport che prevede l'azione o la giocata individuale, non certo un colpo che decida tutto ma abbiamo già visto finali di Champions e di coppa del mondo definite con questo criterio, di certo migliore del golden gol che uccideva improvvisamente il gioco e la partita. E poi si è sempre davanti alla stessa domanda: ha sbagliato chi ha calciato o è stato bravo chi ha parato o deviato il tiro?

Il Napoli se ne infischia, ha preso la supercoppa e festeggerà il giorno 11 di gennaio. La Juventus ha perso per presunzione e stanchezza. Allegri ha spiegato la sostituzione di Pirlo con un alibi tattico: «Ho voluto coprirmi», ribadendo, come detto, di non essere da corsa ma da ordinaria amministrazione. Vedendo la squadra in affanno le ha tolto l'unico uomo capace di gestire il gioco con il cervello e non con la forza, lasciando in campo alcuni cadaveri eccellenti, Marchisio e Vidal tra questi. La squadra bianconera è in vacanza per sette giorni, troppi. Riprenderà il 31, già sapendo che la sera stessa sarà dedicata a festeggiamenti da menù. Poi avrà cinque giorni per preparare la partita contro l'Inter. Fino a qualche settimana fa, una corrente di pensiero sosteneva che la Juventus di Allegri fosse, e sia, meno esasperata e invasiva di quella di Conte, dunque più saggia e astuta. In verità la Juventus di Allegri vive di rendita, con le modifiche apportate dal nuovo allenatore, ma ha smarrito alcune caratteristiche di gioco, come l'inserimento, non episodico, dei centrocampisti e degli esterni, in fase di attacco. Qualche testa pensante del club ritiene che le critiche ad Allegri siano frutto di nostalgia per Conte, al punto che alcuni cronisti non hanno più accesso al centro sportivo di Vinovo perché considerati amici del cittì e, dunque, nemici di Allegri. Roba da condominio di case di ringhiera, chiedendo scusa agli inquilini delle medesime.

L'ultimo atto calcistico dell'anno, in uno stadiolo lontano cinquemila chilometri dall'Italia, ha ribadito la pochezza del nostro football, mascherato dalle prodezze dei soliti noti, due attaccanti argentini, un portiere italiano. Unica certezza: due milioni e mezzo di euro di ingaggio; letti certi bilanci sono come gli ottanta euro del governo Renzi. Il resto va rimandato al Duemilaquindici.