Benitez fa riposare Higuain. Toni e fulmini sul Napoli

Lo spagnolo fa il turnover pensando alla trasferta di Mosca. Il bomber del Verona gli rovina i piani con una doppietta

Il ciclone Toni si abbatte sul Napoli e toglie altre certezze alla truppa di Benitez. Il nuovo incidente di percorso significa terzo stop di fila lontano dal San Paolo (non accadeva dall'ottobre 2009) e un cammino in salita nella lotta per la Champions. Gli azzurri, in caso di risultato positivo della Lazio oggi a Torino, si troverebbero per la prima volta dopo mesi fuori dal podio del torneo, con energie sempre più ridotte (la squadra è ancora in corsa su tre fronti) e una crisi di risultati in trasferta che sembra non conoscere fine. Si diceva di Luca Toni, un giovincello di quasi 38 anni - li compirà il prossimo 26 maggio - che segna a ripetizione: 7 i gol nelle ultime sei partite, seconda doppietta stagionale dopo quella al Genoa un mese fa, 13 le reti totali. Esattamente come Gonzalo Higuain, stranamente lasciato fuori da Benitez e gettato nella mischia a 28 minuti dalla fine, quando il risultato era di fatto già compromesso.

I due colpi dell'attaccante di Pavullo assegnano un meritato successo al Verona (il primo sui partenopei dopo 14 anni e quello siglato da Mutu), capace di tenere alta l'intensità del match e di stoppare le iniziative (rare, per la verità) degli avversari. La squadra di Mandorlini appare insuperabile dietro, con un Benussi sempre attento sulle palle vaganti, ma la sensazione nei 97 minuti di partita è di una formazione vogliosa di cancellare le ultime tre deludenti sfide con gli azzurri (14 reti incassate, tra cui i sei gol subiti all'andata). «Avevamo più fame di loro - dirà alla fine il match winner - abbiamo lottato su tutti i palloni, siamo usciti dal momento buio. Sono contento per i miei due gol. Il mio futuro? In estate vado in vacanza con la famiglia, poi deciderò».

Al Napoli va tutto storto, sin dall'approccio al match, un deja vu della truppa di Benitez che in tre giorni passa dall'esaltante successo in rimonta sulla Dinamo Mosca alla caduta dolorosa in casa degli scaligeri. È vero che gli azzurri hanno giocato ieri la 42ª partita stagionale - nessun'altra squadra ha giocato così tanto - e Benitez sottolinea da tempo come serva un po' di turnover. Ma ora che la corsa in campionato si è fatta viva, alcune scelte risultano incomprensibili.

L'inizio a tutta birra del Verona, trascinato dal caldo pubblico del Bentegodi (oltre ventimila sulle tribune per la sfida al Napoli) mette in difficoltà la difesa azzurra, orfana degli infortunati Koulibaly e Strinic. Un pasticcio tra Mesto e Andujar manda in gol Toni, bravo prima a girarsi in area e poi a far pesare la sua stazza. I partenopei, che avrebbero dovuto affrontare il match con una maggiore velocità, mostrano invece una manovra lenta e prevedibile e una difficoltà nel costruire gioco e riescono solo alla fine del primo tempo a rendersi pericolosi con Mertens e con un destro di Zapata, murato da Rodriguez. Quando poi Halfredsson a inizio ripresa si fa 60 metri di campo e serve l'assist per il bis a Toni, il sipario sembra già calare. Gli ingressi di Higuain e Gabbiadini non cambiano le cose, il Verona regge con grande grinta e pure con un uomo in meno nel finale.