Berlusconi difende il rischio Brocchi: "L'ho fatto per amore"

Il nuovo tecnico accolto con scetticismo: "Non mi meraviglio. Questi ragazzi devono avere fiducia. Il gioco li aiuterà"

Milanello - Il Milan non ha due anime, è uno solo. E «l'Ac Milan ha deciso di chiudere l'esperienza di Mihajlovic per affidare la squadra a Cristian Brocchi». Nelle parole d'introduzione di Adriano Galliani, cui è toccato il compito di scortare il nuovo deb sulla panchina rossonera (l'arrivo di Silvio Berlusconi è stato cancellato qualche minuto dopo la conferma della sua presenza) durante la conferenza stampa di presentazione, è contenuto il primo messaggio politico spedito alla piazza e ai media che hanno segnalato il dissenso dell'ad sull'esonero del serbo. «Da 30 anni io e il presidente ci parliamo, ci confrontiamo ma appena presa la decisione, lavoriamo tutti per la stessa causa», la spiegazione didascalica. Cristian Brocchi è stato accolto da un diffuso scetticismo («e non mi meraviglio» la sua replica) e ha poco tempo per cambiare lo stile di gioco e anche la mentalità del Milan, appena sette partite. «So di correre il rischio di bruciarmi ma non potevo perdere questa occasione perché ho l'umiltà, nel caso dovesse andare male, di tornare indietro» la prima garanzia data da questo ragazzo cresciuto a Milanello («tra calciatore e allenatore sono 20 anni di rossonero») che ha negli occhi una luce speciale e il coraggio visionario di voler cambiare una squadra povera di continuità e in particolare di gioco.

«Lo giudicheremo dalla qualità del gioco, non tanto dai risultati» è stata l'altra garanzia di Galliani, condivisa dal presidente Berlusconi che è disposto oggi a fare i conti con qualche impopolare rovescio pur di preparare un domani migliore. La lettera pubblicata dal Cavaliere su facebook ne è la riprova, con la volontà, prima di criticare il gioco di Mihajlovic, di difendere la propria scelta rischiosa e di rivendicare il proprio amore per il Milan, rivolgendosi direttamente al popolo rossonero.

Sul futuro contrattuale di Brocchi sempre Galliani è stato categorico: «Cristian ha il contratto in scadenza ma siamo già d'accordo: se la sua esperienza non dovesse essere felice, tornerà ad allenare la Primavera». E sull'argomento si è tolto un sassolino dalla scarpa facendo sapere a chi parla di confusione (Eusebio Di Francesco) di «non aver mai cercato un altro allenatore». Sconfessato anche lo scenario descritto dalla compagna di Boateng, Melissa Satta, che aveva parlato di «un ambiente poco sereno». «È una sciocchezza, una fotografia falsa e ingenerosa» la stoccata conclusiva. A cui si è associato pesantemente persino Mihajlovic ritirando il Tapiro: «Le donne non dovrebbero parlare di calcio».

Il gioco è tornato al centro del villaggio milanista, allora. E Brocchi è pronto a farlo, ispirato dai due maestri, Prandelli e Ancelotti, lavorando ogni giorno, con un passo alla volta, un'esercitazione nuova per ciascun allenamento, puntando sul sistema di gioco che è il marchio di fabbrica della real casa (4-3-1-2) e sull'idea di comandare le partite e non subirle, «senza pensare di fare pressing per 90 minuti» il dettaglio. E la prima risposta è apparsa entusiasta. «Ci siamo divertiti» hanno confessato alcuni giocatori. Balotelli farà parte di questa impresa impossibile, «se avrà la stessa voglia che gli ho visto contro la Juve» la dichiarazione a corredo.

Elegante il doppio congedo da Mihajlovic. Galliani è stato telegrafico: «La scelta di cambiare è nata dall'esito delle ultime 5 partite nelle quali il Milan ha ottenuto solo 2 punti». Brocchi ancora più leale: «Sinisa è stato un signore, l'ho sentito al telefono. Ho assistito ai suoi allenamenti, ha portato la cultura del lavoro, e non farò nulla per cancellare il ricordo positivo che i giocatori hanno di lui, anzi spero di riuscire a costruire lo stesso rapporto» la sua seconda ambizione. La prima, principale, è quella più volte ripetuta grazie a un gruppo «dotato di una qualità buona, devono credere di più nei loro mezzi e il gioco può aiutarli». Non sono mancati gli spunti autocritici. «Le critiche al Milan, dopo 30 anni di trionfi e sconfitte, mi sembrano un filino ingenerose. Nel calcio meriti e colpe vanno distribuiti tra le tre componenti: società, allenatore, giocatori. Io non dimentico che da quando c'è la Champions, il Milan è il club che ha disputato più finali, più di Real e Barcellona» l'ultima risposta alla valanga di insulti.