Berlusconi: «Non vendo a chi cerca solo pubblicità»

Ecco il futuro del Milan svelato da Silvio Berlusconi in persona. Il presidente che ha portato in dote ai tifosi rossoneri gloria e trofei, è pronto a spalancare le porte della società a un azionista di minoranza ma non a scatola chiusa. Deve dimostrarsi, e non solo a parole, degno del Milan e della sua storia e avere la solidità per garantire un futuro altrettanto felice. Durante il suo primo tour elettorale del 2015 in Liguria, ai microfoni di Telenord, il presidente ha raccontato dei suoi tormenti, del sacrificio cui è disposto pur di rilanciare la squadra e in particolare della prudenza adottata durante le trattative fin qui allacciate al fine dichiarato di «non vendere a chi cerca popolarità».

Questa prima frase ha un solo indirizzo ed è destinata a mister Bee Taechboul, il broker thailandese, e alla sua variopinta corte di presunti ed effettivi portavoce e/o collaboratori i quali hanno trasformato il negoziato per acquisire quote di minoranza della società rossonera in una sorta di scalata ostile e aggressiva. Dando tra l'altro alle stampe liste di proscritti, elenchi di nuovi potenziali allenatori, dirigenti e calciatori da assumere come se avessero già preso possesso della sede di via Aldo Rossi.

L'ex premier ha preso lo spunto per aprirsi alla prima confessione pubblica sul conflitto molto intimo che si è aperto nel suo animo: «Vendere il Milan è come cedere un pezzo di cuore, con tutti i ricordi più suggestivi, a cominciare dalla mia infanzia quando mio padre Luigi mi portava allo stadio. Ho assunto la decisione di vedere nel panorama mondiale degli investitori se c'è qualcuno che possa portare capitali per consentire al Milan di essere competitivo come lo è stato nel passato» la spiegazione di fondo arricchita dalla fotografia dell'attuale stato economico del calcio italiano: «Il Milan è ancora oggi la squadra più titolata al mondo ma tutto è cambiato per i livelli di spesa con l'entrata nel calcio dei principi arabi: questo ha fatto impazzire i costi. La mia famiglia non è più adeguata a ciò che è necessario per competere ai massimi livelli», è il passaggio di fondo che dà conto dell'iniziativa, mai presa in considerazione prima, di cedere una quota del pacchetto azionario.

Sul tema Silvio Berlusconi è stato risoluto. «Sono attento a scoprire le vere intenzioni di chi si offre di subentrare a me nell'azionariato», facendo poi un paragone con l'Inter: «Thohir non sembra in grado di riportare il club ai livelli in cui l'aveva portato Moratti. Io voglio trovare qualcuno che ce la possa fare». Un monito per il thailandese il quale si congedò da Milano con un comunicato nel quale faceva cenno a una "esclusiva" a trattare mai concessa.