Berlusconi spinge Balo: "Gioca più sotto porta"

"La Champions ha ridato fiducia alla squadra Con la Roma solita missione: vincere e convincere"

Due visite in meno di una settimana. Sembra essere tornata come ai vecchi tempi la passione sfrenata per «il vecchio, caro Milan» da parte di Silvio Berlusconi, ieri pomeriggio accompagnato anche dall'ultimo chiacchierato ospite di Arcore, il cagnolino Dudù al debutto ufficiale a Milanello. «Probabilmente arriverà anche a San Siro per la partita con la Roma» la previsione di Adriano Galliani, felice come un bimbo al luna park per il pomeriggio vissuto insieme con il presidente «a parlare molto di calcio» e a motivare un gruppo reduce dalla qualificazione in Champions che non può certo nascondere il clamoroso ritardo in campionato ma può mitigare delusione e depressione diffuse per il meno 19 dalla vice-capolista e il meno 14 dall'Inter.

Sono questi due fattori, combinati tra di loro, la promozione in Europa e l'effetto B, ad alimentare in una domenica dai destini sospesi la fiducia del team uscito con altre ammaccature (il rosso a Montolivo, l'ennesimo ko patito da El Shaarawy) dal decisivo appuntamento con l'Ajax. La Roma è saldamente imbattuta, può rilucidare il talento di Totti (sempre in gol a San Siro), «sarebbe stato meglio non affrontarlo e invece dovremo farlo» l'omaggio di Allegri, seguito da un altro riconoscimento: «La Roma è stata costruita per vincere», mentre «il Milan ha perso tanti punti per via degli infortuni», la differenza scandita bene prima di dissertare in modo generico sul valore tecnico delle squadre, «ci sono squadre da 6 e squadre da 8» senza riferimenti specifici. «È un ragionamento generale, non era riferito né al Milan né alla Roma» la spiegazione successiva dell'interessato.

L'umore di Allegri è forse anche conseguenza delle lodi incassate da Lippi in settimana, «qualcosa di buono ho fatto in questi 3 anni e mezzo», di sicuro dipende anche dalla possibilità «di completare il mio lavoro», motivo per il quale nell'estate precedente rispose picche alla Roma. Eppure confessa amabilmente: «non ho rimpianti» prima d'informare la platea dei cronisti che anche «altre squadre mi avevano avvicinato».

Il Milan è lontano anni luce dalla classifica che conta e per questo, da qui ai prossimi mesi, c'è ancora bisogno di Silvio Berlusconi. E il presidente si è presentato a fine allenamento, salutando il gruppo a pranzo. Assente Barbara, all'estero e gratificata dalle espressioni di Cesare Prandelli, al suo fianco è tornato il manager di sempre, Adriano Galliani, prima di soffermarsi a parlare con alcuni esponenti dello spogliatoio. «Per fare qualche ragionamento», il suo resoconto rilasciato a Milan-channel. Uno su tutti ha catturato l'attenzione dei media, il simbolico colloquio con Mario Balotelli, spronato a giocare da centravanti puro, «più vicino alla porta», come si conviene a un attaccante che ha i numeri del giovanotto ed è reduce da attestati di maturità comportamentale, oltre che dal recupero dello smalto migliore. «Ho trovato una squadra dotata della fiducia necessaria arrivata dalla qualificazione in Champions» è la sensazione raccolta dallo stesso presidente, incline a giustificare il flop di Juventus e Napoli, «è un vero peccato, per il calcio italiano e per qualche sfida tutta italiana sarebbe stato utile che passassero il turno anche Conte e Benitez», e a garantire l'impegno rossonero per gli ottavi, «cercheremo di fare la nostra parte» la promessa.

Promessa che vale anche per la sfida con la Roma da affrontare secondo lo schema classico berlusconiano: «La missione è quella di sempre: dobbiamo provare a essere padroni del gioco e del campo, a combattere lealmente e a vincere convincendo». Recuperare le energie migliori è la necessità assoluta del Milan questa sera, legato allo schieramento di mercoledì notte, specie in difesa (dove può tornare Emanuelson sul fianco sinistro), con un ritocco tra centrocampo e attacco dovuto all'assenza di El Shaarawy e all'infortunio di Birsa. Da trequartista può giocare Montolivo in appoggio alla coppia Balotelli-Kakà con Poli mezz'ala. È il meglio che può dare un gruppo che a gennaio dev'essere sfoltito, «siamo in 30, troppi» fa sapere Allegri: in partenza Vergara e Niang, magari anche Amelia con Gabriel promosso in lista Champions.